FacebookTwitter

Scrittori, privacy e cookie

Il regolamento del Garante sui cookie nei siti web ha portato alla ribalta il discorso sulla privacy di chi naviga in Internet e sulla gestione dei dati raccolti, trattati e utilizzati online. Cosa devono sapere gli scrittori che usano blog e mailing list per essere in regola? Giro la domanda a Massimiliano Patrini, avvocato specializzato in questioni legate alla proprietà intellettuale e all’Information Technology, coordinatore della formazione presso il Centro studi proprietà industriale del Polo per l’innovazione tecnologica della provincia di Bergamo. Cosa si intende per dati personali? Ci riferiamo a informazioni comuni su un individuo, pubblicamente reperibili, come il nome e cognome, i dati anagrafici, il codice fiscale, l’indirizzo email. E a dati sensibili, per esempio sulla sua origine razziale o etnica, le convinzioni filosofiche e religiose, l’appartenenza a partiti, sindacati e associazioni, la salute e l’orientamento sessuale. Tutti i dati sono tutelati, quelli sensibili in misura maggiore. Come vanno trattate queste informazioni? Il trattamento dei dati personali deve aderire ai principi di necessità (per lo svolgimento di una specifica attività), pertinenza, trasparenza, consenso e sicurezza. La mancanza di anche uno solo di questi principi costituisce un’infrazione e le sanzioni possono essere salate, soprattutto per un comune cittadino o una piccola impresa. Parliamo di ammende da 6.000 a 36.000 euro, aumentabili fino al quadruplo. Per alcune violazioni si arriva alla reclusione. Chi è il responsabile del corretto trattamento? Obblighi e responsabilità sono in capo al titolare dei dati. Costui può nominare un responsabile del trattamento (per esempio il suo fornitore di servizi web). Ma il conferimento dell’incarico deve avvenire per iscritto, dettagliando i compiti che vengono affidati. In caso di contenzioso, il contratto aiuta a stabilire le eventuali responsabilità delle parti. Chi vigila? L’interlocutore naturale su queste questioni è il Garante per la protezione dei dati personali, ma ci si può rivolgere anche alla magistratura ordinaria. L’ufficio del Garante italiano è efficiente e in grado di rispondere anche a richieste di informazioni specifiche da parte dei cittadini. Si muove di sua iniziativa solo per grandi settori – telefonia, tessere fedeltà, privacy nella sanità ecc. – ma si attiva anche su segnalazione e agisce rapidamente. Cosa fare, in caso di contestazione al Garante? Generalmente consiglio di optare per l’oblazione in via breve, che prevede la riduzione della sanzione e la non divulgazione del provvedimento. In alternativa, si apre il contenzioso che però comporta spese consistenti e non segue le procedure del giudizio ordinario. Veniamo ai casi pratici. Gli scrittori che si autopubblicano spesso inviano mail o newsletter periodiche ai lettori per promuoversi. Cosa devono fare? Devono ottenere preventivamente il consenso informato dei destinatari… … attraverso l’informativa. Cos’è esattamente? È l’atto che serve a spiegare al soggetto cosa faremo dei suoi dati personali. Deve essere completa e pertinente con le attività che si andranno a svolgere con quei dati. Una volta firmata/accettata, l’informativa è valida fino a revoca e deve contenere il nominativo del titolare del trattamento e le istruzioni per ottenere la cancellazione dei propri dati. Dopodiché, come vanno gestiti correttamente i dati raccolti? Per essere in regola bisogna adottare le misure necessarie a ridurre i rischi di distruzione e perdita, di accesso non autorizzato e di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta. Parliamo di cookie. Cosa sono e cosa è cambiato? Il 3 giugno è entrato in vigore il regolamento del Garante sull’utilizzo di questi piccoli file che monitorano la navigazione degli utenti Internet, finora a loro insaputa. La finalità dei cookie può essere quella di migliorare l’esperienza di utilizzo dei siti, per esempio autocompletando i moduli con le informazioni già inserite in precedenza, riconoscendo la lingua del visitatore o adattando la visualizzazione della pagina al browser utilizzato. In questo caso si parla di cookie tecnici. Oppure potrebbero servire a conoscere il numero di visitatori, le pagine più visitate o le aree geografiche di provenienza. Questi cookie sono detti analytics e, quando raccolgono informazioni solo in forma aggregata – quindi anonima – sono assimilati dal Garante a quelli tecnici. Altro è il caso dei cookie di profilazione, che studiano comportamento e gusti del singolo utente per inviargli pubblicità e comunicazioni mirate. Sarà capitato a tutti di acquistare un biglietto aereo e di trovarsi le pagine web inondate di pubblicità sugli hotel della città di destinazione. È contro questo tipo di invadenza che si muove il provvedimento del Garante. Consiglio a tutti gli scrittori con cui lavoro di tenere un blog. Come possono mettersi in regola con la nuova normativa? Se il blog non utilizza cookie (propri o di terze parti) non occorre fare nulla. Se si impiegano cookie tecnici o analytics in forma aggregata basta darne informativa agli utenti, per esempio tramite l’inserimento delle relative indicazioni nella privacy policy del sito. Se si usano analytics non anonimizzati o file di profilazione, oltre all’informativa bisogna attivare un banner con la richiesta di consenso all’utente e notificare al Garante l’utilizzo di questi cookie. Grazie per la sintesi e la chiarezza. Aggiungo uno schema riassuntivo e un esempio di banner, dal sito del Garante, nonché i link al provvedimento, alle FAQ e ai chiarimenti attuativi.       Il provvedimento Chiarimenti del Garante Domande...

Virtual Storytelling

Vi voglio raccontare una storia. Sono a Milano, ed è la primavera del 1992. Mi trovo in coda alla Triennale per sperimentare una novità assoluta: la realtà virtuale immersiva. L’evento si intitola Laboratori del virtuale e siamo in tanti ad aspettare, fuori da un cubicolo aperto sul corridoio, di bardarci con un enorme casco e un cinturone, collegati tramite un mazzo di cavi a un computer che all’epoca pareva mostruoso e oggi farebbe tenerezza. Sbircio il fortunato di turno barcollare per la stanzetta, le mani roteanti nell’aria. Sembra un ballerino ubriaco. Un incaricato controlla che non sbatta contro le pareti. Sghignazziamo e mi sento morire al pensiero che di lì a momenti sarò al posto suo. Colta dall’imbarazzo, mi volto a guardare l’uscita, ma ormai sono qui… e tocca a me. Il casco pesa un quintale e le cuffie sono gigantesche. La cintura scivola da tutte le parti e la pubblica vestizione mi riempie di vergona. Ma ecco, chiudo gli occhi, li riapro, e sono dentro una stanza bianca, spoglia. Una semplice apertura rettangolare dà su un paesaggio geometrico, all’esterno. Nell’aria sono sospesi alcuni aeroplanini, una manciata di poligoni. Brancolo con una mano senza guanto finché non ne aggancio uno, lo avvicino all’orecchio e sento il ronzio dell’elica. Lo lancio e lui, dopo una parabola, si ferma a mezz’aria. I pixel sono grossi come frittelle e il frame rate sarà di 4-5 fps. Però… io sono lì. La stanza esiste, è vera, e fuori non c’è nessuno. Da allora mi interesso di realtà virtuale.   Aspirazione all’immersività E non sono l’unica, l’aspirazione all’immersività è una costante della nostra storia. Gli esseri umani hanno sempre cercato di ricreare mondi e l’illusione di farne parte, di esserne circondati a 360°. I primi esempi risalgono all’antichità classica. Eccone qualcuno:     Mantenere una promessa Arriviamo così al 1992 della mia storia iniziale. La realtà virtuale era la promessa di una rivoluzione che non c’è stata. I computer erano troppo lenti; i display, i rilevatori di posizione, i guanti troppo costosi e ingombranti. Le magnifiche sorti e progressive della RV hanno subito una battuta d’arresto prima ancora che le previsioni apocalittiche dei detrattori avessero il tempo di verificarsi. Oggi, però, la congiuntura torna a presentarsi favorevole. Grazie, da una parte, agli avanzamenti della tecnologia e, dall’altra, alla naturalezza con cui ormai ci rapportiamo con i processori e la rete. Il binomio computer malvagi che invadono case e uffici + VR spersonalizzante paventato dai catastrofisti di fine millennio si è sciolto. Con una configurazione come quella nella foto seguente: Oculus Rift, Microsoft Kinect e Virtuix Omni, il cui costo iniziale sul mercato si aggirerà intorno al migliaio di euro, siamo già in grado di entrare dentro un mondo artificiale e di muoverci e interagire con naturalezza con le sue componenti.     Ci dimenticheremo che esiste un “fuori”? È possibile. Ma credo sia questione di abitudine. Ho provato gli Oculus Rift insieme a un gruppo eterogeneo di persone. I gamer non hanno fatto una piega, nemmeno sulle montagne russe dove io e altri abbiamo dovuto toglierci gli occhiali. Ne ho intervistato qualcuno ed erano concordi: l’abitudine a giocare li ha resi capaci di distingere tra reale e virtuale, anche quando le differenze sono sottili e i confini tra i due mondi invisibili.   Perché proprio la narrazione? Gli impieghi di questo media sono molteplici, dal gaming, all’educazione, dai viaggi alla telesanità a simulazioni di ogni genere. Perché sono interessata proprio allo storytelling? Perché anche narrare storie fa parte della natura degli esseri umani. Non a caso ho esordito raccontandovene una. Lo storytelling è un meccanismo collaudato e potente per catturare l’attenzione, comunicare e generare emozioni. Lo sanno bene i pubblicitari. Ma oggi si parla anche di marketing tramite storytelling e persino di data sharing via storytelling. Pur essendo una costante antropologica, anche la narrazione si è evoluta nel tempo. È passata dall’oralità dei racconti primordiali alla scrittura, prendendo le forme del teatro, del romanzo, della sceneggiatura cinematografica e televisiva, della traccia di un videogame. Si è adattata ai mezzi tecnici di volta in volta a disposizione. Ora si affacciano, con le tecnologie immersive, nuove opportunità per raccontare storie. Come ha dichiarato in un’intervista Mike McGee, co-fondatore e direttore creativo di Framestore (la società che ha vinto l’Oscar per gli effetti speciali di Gravity): “Anziché guardare passivamente una narrativa filmica lineare, la RV darà agli spettatori la possibilità di interagire e persino di dirigere gli sviluppi di una pellicola. Quindi non basta che il linguaggio figurativo si fonda con la tecnologia, anche la progettazione dello storytelling è influenzata: gli sceneggiatori non si limiteranno più a scrivere storie con un inizio e una fine, ma potranno prevedere bivi e conclusioni multiple per la vicenda. Gli scrittori dovranno collaborare con gli sviluppatori, con i grafici, con gli artisti e persino con i comportamentisti”.   Le sfide Le sfide che questo nuovo storytelling si trova ad affrontare sono a mio avviso cinque. 1) C’è il rischio che si limiti a mimare linguaggi esistenti e non trovi la propria voce. Quando la televisione ha iniziato a trasmettere, i suoi programmi erano scritti da sceneggiatori provenienti dalla radio, giocoforza. Se sullo schermo si vedeva una porta aprirsi, questi inserivano una voce fuori campo che diceva: “Una porta si apre…”. Per abitudine. McLuhanamente, il mezzo deve diventare il messaggio. 2) La seconda sfida è che questo storytelling immersivo incontri le resistenze di una parte di pubblico che fatica ad accettare anche solo l’ebook (che considero il grado zero dell’editoria digitale) in nome della tradizione, del profumo dell’inchiostro, del rumore...

Amazon arruola autori e lettori

Amazon ha fatto l’impensabile. Nella querelle con Hachette sul prezzo degli ebook, ha messo in campo i pesi massimi: i suoi autori autopubblicati e i suoi clienti/lettori. Ha infatti inviato, tramite l’assistenza KDP, una lunga mail intitolata “Important Kindle request” per spiegare il suo punto di vista. “Caro autore – dice in sintesi la lettera – come testimoniato dalla vicenda dei tascabili nel dopoguerra, di prezzi più bassi beneficiano tutti: i lettori che pagano meno e gli editori, i distributori e gli autori che guadagnano di più”. La mail cita la “collusione” di Hachette (con Apple e altri editori) per alzare i prezzi degli ebook che è finita in tribunale ed è costata ai condannati 166 milioni di dollari e si conclude con la richiesta di inviare una mail al CEO di Hachette, Michael Pietsch, perché scenda a più miti consigli e smetta di usare gli scrittori della casa editrice (autori di una petizione) come arma contro Amazon. Questo il testo suggerito: - We have noted your illegal collusion. Please stop working so hard to overcharge for ebooks. They can and should be less expensive. - Lowering e-book prices will help – not hurt – the reading culture, just like paperbacks did. - Stop using your authors as leverage and accept one of Amazon’s offers to take them out of the middle. - Especially if you’re an author yourself: Remind them that authors are not united on this issue. La prima considerazione è: perché un autore self-published, la cui unica leva di marketing contro i colossi editoriali è il prezzo, dovrebbe commettere suicidio chiedendo ai concorrenti di abbassare i loro prezzi? Subito seguita da una considerazione: molti autori vorrebbero magari un giorno salire su una di quelle portaerei, perché mai dovrebbero combatterle per una questione che non li riguarda direttamente e che, anzi, olezza un po’ di monopolio. A seguire, l’obiezione etica: Amazon protesta l’uso degli autori come “scudi umani” in questa battaglia commerciale ma sta, di fatto, cercando di coprirsi le spalle allo stesso modo. Dopo la firma (“The Amazon Books Team”) un post scriptum riporta il link dove è possibile visualizzare il testo della mail e lì arriva alla seconda sorpresa. Il sito si chiama www.readersunited.com e la stessa lettera ha come intestazione “Cari lettori” il che significa, presumibilmente, che in questo momento o nelle prossime ore milioni di lettori riceveranno la medesima chiamata alle armi. Se così fosse, ai clienti sarà chiesto di schierarsi con il diritto di Amazon di governare a piacere gli sconti praticati sui prezzi stabiliti dagli editori (e dagli autori autopubblicati, non dimentichiamolo) con la promessa che questi sconti finiranno nelle loro tasche ma anche con la consapevolezza che indebolire troppo gli editori significa minare ulteriormente il sistema editoriale tradizionale e rafforzare di fatto il dominio dell’enorme creatura di Jeff Bezos. Questa scommessa è un passo importante e dubito sia stata lanciata senza una totale certezza di vittoria. Ne seguiremo gli...

Canali e vendite del self-publishing: i risultati

I risultati del nostro piccolo sondaggio sulle vendite e sui retailer confermano il sentire comune: Amazon è una potenza anche per chi si autopubblica. Impossibile sapere se lo è diventata in quanto canale scelto dai più o se invece è il retailer preferito perché dà i risultati migliori. Questione che sia nato prima l’uovo o la gallina. Il sondaggio è durato due settimane, dal 20 marzo al 4 aprile 2014, e ha ottenuto risposta da 85 self-publisher, coinvolti tramite post sui social network. Il primo dato interessante è che circa un terzo dei partecipanti non ha completato il questionario: una parte ha dato forfait dopo la prima domanda, altri si sono arenati davanti alla richiesta dei dati di vendita per canale. Qualcuno mi ha spiegato di non aspettarsi di dovere fornire cifre precise e di non averle a disposizione in quel momento. Una motivazione sensata e un appunto per un eventuale prossimo sondaggio. Ma iniziamo con la mappa dei partecipanti.   Soprattutto narrativa di genere La narrativa domina il campo di azione di questi scrittori, staccando di varie lunghezze saggistica e poesia. Raggruppando i generi per affinità, si scopre che oltre la metà di chi ha fornito questa indicazione scrive fantasy, gialli o romanzi di fantascienza. Potete passare il mouse sui grafici per vederne i valori.   Veterani dell’autopubblicazione Sorprende che due rispondenti su tre abbiano più pubblicazioni all’attivo. Quasi il 50% ne ha tre o più, segno che l’autopubblicazione italiana sta entrando nella fase matura. Non si tratta più di sperimentare una novità, ma di trovare formule per fare funzionare il sistema basandosi su un’esperienza in via di consolidamento. Condividerla è il primo passo per costruire buone prassi comuni.   La carta piace ancora Altra sorpresa è stato scoprire che le pubblicazioni self si dividono quasi equamente tra ebook e libri a stampa. Dovendo scommettere avrei puntato su una prevalenza netta del digitale. Invece, grazie ai servizi di Print on Demand online, che come vedremo hanno i loro estimatori, la carta è un’opzione a zero investimento che consente di completare l’offerta e continua a piacere anche agli scrittori.   Amazon mon amour Veniamo al cuore dell’inchiesta. Quando si tratta di scegliere il canale attraverso cui distribuire le proprie opere, i self-publisher non hanno dubbi. Amazon è nettamente in testa alla lista dei retailer, utilizzata da ben 57 rispondenti su 69. Seguono Narcissus, Youcanprint e il catalogo Premium di Smashwords, scelti rispettivamente da 16, 16 e 11 autori. La domanda era aperta e ha consentito di segnalare altri retailer in aggiunta a quelli indicati nella risposta a scelta multipla. Tra questi spicca Google Play, che sta forse diventando una soluzione appetibile.   Quanto vendono i self-publisher? La domanda da un milione di dollari ha una risposta nel grafico seguente. Le vendite dichiarate risultano suddivise in tre sezioni più o meno equivalenti: circa un terzo dei rispondenti ha detto di avere venduto meno di 100 copie del suo best seller. Uno scrittore ha dichiarato di non averne venduta nessuna, uno su cinque ha risposto di avere venduto meno di 50 copie; un’altra fetta quasi altrettanto consistente della torta è composta da chi ha venduto tra 100 e 500 copie; il restante terzo ha superato la soglia delle 500 copie fino ad arrivare a 5000 e oltre. In tre hanno superato quest’ultima quota. I dati di vendita visualizzati con un grafico a imbuto:   La resa per retailer Ed eccoci a un altro obiettivo del sondaggio: scoprire quali canali funzionano meglio per la distribuzione dei libri autopubblicati. Il 69% dei partecipanti si affida a più retailer nel cui mix, salvo un’eccezione, compare sempre Amazon. Nel 13% dei casi, però, le vendite provengono da uno solo dei siti: Amazon nella maggior parte dei casi, ma anche Kobo e Lulu. Il restante 31% dei rispondenti usa un unico canale: nel 67% dei casi Amazon seguito da Youcanprint, Narcissus, Ilmiolibro e Lulu. Questa la distribuzione dettagliata delle vendite per retailer: Pur tenendo conto della scarsa rappresentatività del nostro campione, osservando i grafici relativi ai quattro retailer più gettonati salta all’occhio una forte disparità nelle vendite ottenute.   Classifica, questa sconosciuta È curioso come la percezione dell’influsso esercitato dalle classifiche sulle vendite sia equamente distribuita tra “credenti”, “atei” e le due fasce intermedie. Raggruppando le risposte positive e negative tra loro, si ottiene una quasi parità. Il dato interessante è che la classifica è percepita come molto o moltissimo influente da chi vende di più e poco o per nulla importante da chi vende di meno. La discriminante tra i due gruppi sembra essere la quota di 750 copie. Spero che questa piccola inchiesta sia di aiuto per orientarsi nella distribuzione online. Nulla vieta di ripeterla a distanza di tempo per valutare l’evoluzione di questo aspetto del self-publishing. Oppure di realizzare altri mini-sondaggi sul settore. A voi commenti e...

Stelle a una stella

Cosa penserebbero il povero Svevo leggendo che la sua prosa è “pesissima” e Melville che il suo capolavoro è “logorroico”? Andrebbero probabilmente in crisi come qualunque scrittore alle prese con una recensione negativa. Cosa fare quando capita? Se il giudizio è del tipo: “Libro pieno di refusi e male impaginato, scrittura sgrammaticata, trama inconsistente e personaggi stereotipati” consiglio di attivare la modalità “autocritica” e verificare che il recensore non abbia almeno un po’ di ragione. Spesso però si tratta semplicemente di lettori non in sintonia con il genere, lo stile o l’argomento trattato. Persone che hanno acquistato il libro immaginandolo diverso da quello che è. Conosco quella sensazione di attacco personale e riconosco anche la tentazione di dare la colpa ai fake, scrittori presumibilmente invidiosi del nostro grande successo. Ma è meglio resistere all’impulso di rispondere o di scatenare una caccia alle streghe. Non porta alcun vantaggio. Guardiamo invece all’esperienza in prospettiva. Puoi essere la pesca più bella e succosa del cesto, ma troverai sempre qualcuno allergico alle pesche. Volete la prova? Ecco alcune recensioni ai grandi classici, tutte vere e trascritte pari pari. Mettetevi comodi. 3 su 5 stelle Bello ma impegnativo Questa recensione è su: Il conte di Montecristo Libro davvero molto bello, ma non esattamente una lettura estiva. Dumas è grandioso, ma anche molto molto impegnativo… Quindi se cercate qualcosa di leggero da leggere prima di dormire, questo libro non fa al caso vostro… 3 su 5 stelle Bello ma non aspettatevi Montecristo Questa recensione è su: I tre moschettieri Un grande classico che ha ispirato tanti film, canzoni, cartoni animati. Alcune parti sono più appassionanti e divertenti, altre hanno ritmo lento e la trama si perde un po’. Se volete divertirvi con Dumas meglio il Conte di Montecristo. Refusi accettabili. 3 su 5 stelle Moby Dick Questa recensione è su: Moby Dick commento iniziale eccessivo e soprattutto magniloquente. Testo in alcune parti logorroico e non pertinente all’azione. Conclusione infantilmente drammatica. complessivamente: si può leggere (con calma!) 2 su 5 stelle No Kafka per me… Questa recensione è su: La metamorfosi e tutti i racconti non mi è proprio piaciuta questa raccolta, Kafka non mi piace, non posso farci niente… L’allegoria vuota non è una figura che mi soddisfa… 2 su 5 stelle Non è per tutti Questa recensione è su: Decameron Se hai letto la divina commedia, se ami la lingua italiana originaria, questo testo fa per te. Altrimenti diventa molto noioso. 1 su 5 stelle Quasi illeggibile Questa recensione è su: Cent’anni di solitudine A me pare un libro sostanzialmente vuoto e per nulla comico come dicono molti, sembra una cosa scritta per bambini ma venuta male. 2 su 5 stelle Mah Questa recensione è su: La coscienza di Zeno Boh, io non l’ho capito molto… ho tentato + volte di iniziarlo al liceo ma senza successo. Finalmente lo leggo a distanza di anni. Ma non mi ha preso, e pertanto leggendolo a pezzi ha assunto soprattutto i tratti della storiella… 2 su 5 stelle Classico della letteratura francese Questa recensione è su: Bel-Ami Libro adatto a chi a scuola per il triennio studia la letteratura francese a mio parere non è piaciuto, ci sono romanzi migliori 1 su 5 stelle Una storia da evitare Questa recensione è su: Lolita Questo è un romanzo che ha fatto molto parlare di sé, oserei dire una pietra miliare nella letteratura erotica. Io l’ho acquistato dopo aver letto la trilogia di Cinquanta Sfumature. La letteratura erotica mi era praticamente sconosciuta come genere letterario, pertanto ho deciso di leggere questo romanzo considerato un imperdibile del genere. Io sinceramente ne sono rimasta disgustata e scandalizzata! E’ nulla di più che una storia di pedofilia. Potrò sembrare drastica, ma a mio avviso andava proprio censurato. Sono arrivata alla fine solo ed esclusivamente per vedere sin dove si spingesse l’autore. IL romanzo è la storia di un uomo maturo che si invaghisce di una ragazzina e grazie al destino e alla sua intraprendenza ne diventa il tutore. La storia si snoda in giro per gli Stati Uniti dove l’uomo conduce la piccola per non lasciar tracce di sé. IO ne sconsiglio vivamente la lettura che trovo morbosa e malata. Il peggior libro mai letto per i contenuti, se pur scritto molto bene. Conclusione: Un testo da evitare 2 su 5 stelle Deludente Questa recensione è su: Il grande Gatsby Mi avevano detto che la storia era molto bella. Non mi ha entusiasmato affatto! L’ho finito perché non mi piace lasciare i libri a metà. 1 su 5 stelle Pessimo Questa recensione è su: I Promessi sposi Proprio non mi va giù. Classica lettura obbligata al liceo, trovo lo stile indigesto, la storia decadente e i personaggi insopportabili. 2 su 5 stelle così si scrive in Italiano Questa recensione è su: Il fu Mattia Pascal così si scrive in Italiano. non ci sono dubbi, ma sono viziato dalla romanzistica moderna da storie affascinanti da ritmi incalzanti. insomma non mi è piaciuto, resto ammirato solamente dalla scrittura in senso tecnico 1 su 5 stelle Sconsigliato Questa recensione è su: Sulla strada Dire che è ripetitivo e noioso è quasi un complimento. Considerate le aspettative che un lettore potrebbe avere da questo libro (preso atto che è nei migliori 100 romanzi del secolo XX) se ne rimane molto molto delusi. Lo colloco tra i peggiori libri letti (sicuramente nella flop ten) e ad un amico ne sconsiglierei vivamente la lettura. 2 su 5 stelle Ottocentesco Questa recensione è su: Madame Bovary Ormai la storia della moglie fedifraga raccontata...

Tweetbook, un anno di editoria self

È stato un anno rutilante per l’editoria, vitale, fremente. L’ho seguito con passione e trepidazione, giorno dopo giorno. E nello spirito di sperimentazione che l’ha contrassegnato, offro a chi segue le vicende del settore questo libro bianco sotto forma di tweetbook, una scelta delle segnalazioni che mi sembrano più interessanti. Rapportato alla storia della stampa, un anno è ben poca cosa. Ma è bastato qualche mese per sconvolgere secoli di tradizione e trasformare una possibilità di cambiamento – o una minaccia, a seconda dei punti di vista – in una rivoluzione, un viaggio apparentemente senza ritorno dal cartaceo al digitale, dallo statico all’interattivo, dal dominio degli editori all’ingresso di nuovi protagonisti: online retailer, self-publisher, digital libraries, start-up tecnologiche. L’evoluzione parla inglese sì, come la gran massa dei lettori digitali e, in una mutazione dal basso e dall’esterno, sta smuovendo ormai anche i riluttanti guardiani dei cancelli. Le librerie sono in crisi, anche nel nostro Paese. La lettura si è frantumata, messa in movimento. La tecnologia offre soluzioni a domande che ancora non sono formulate e corre veloce, più delle abitudini e della fantasia. Come nel warp di 2001 Odissea nello spazio ci si sente accelerati, curiosi su tappe e destinazione ma allo stesso tempo accecati da luci, colori, device, app, formati, store, platform. Si incontrano coraggiosi compagni di viaggio, nostalgici del profumo della carta e negazionisti convinti. Si parla, si discute e si crea, si fa guerrilla publishing cercando di immaginare il futuro. Perché questo è il grado zero della nuova editoria. Scarica gratis l’EPUB Scarica gratis per...

Vendite: un sondaggio sul self-publishing italiano

Quanti libri vende mediamente uno scrittore selfpub? E quali sono i migliori canali di distribuzione? Se lo domanda chiunque abbia un libro autopubblicato quando consulta periodicamente – oppure ossessivamente – i report delle vendite. La sensazione diffusa tra gli autori che conosco è che qualcuno venda molto, tutti gli altri molto poco. Circola anche la convinzione che, in fatto di vendite, Amazon la faccia da padrone seguita a molte lunghezze da Apple. Dietro l’iBook store ci sarebbe il nulla. Ma sarà proprio vero? Io, che sono una santommasa, voglio toccare per credere. Per fare un’analisi seria servono però i numeri e per raccoglierli ho deciso di rivolgermi ai diretti interessati, gli scrittori. Questi ultimi sono spesso restii a diffondere i loro dati di vendita, a renderli pubblici in maniera identificabile. Chi non vende per non fare brutta figura – nella convinzione di essere circondato da autori di bestseller – chi vende nel timore di suscitare invidie e scatenare un putiferio di recensioni negative. Così ho pensato a un sondaggio anonimo (non chiede alcun dato, nemmeno l’anno di nascita) e rapido: sei domande per capire cosa è stato pubblicato, quanto vende, su quali canali e quanto contano le classifiche, nell’opinione dell’autore, per raggiungere i benedetti lettori italiani. Rispondete quindi numerosi perché più dati arriveranno più i risultati saranno precisi. A sondaggio concluso li pubblicherò qui sul blog, per cui restate sintonizzati. E se pensate che queste informazioni possano essere utili anche a voi e ad altri, aiutatemi a diffondere il sondaggio condividendo questo link: www.surveymonkey.com/s/SW3QSYD.   Inizia il sondaggio:   Create your free online surveys with SurveyMonkey , the world’s leading questionnaire...

Portare i libri autopubblicati nelle biblioteche

In vista del convegno La biblioteca connessa (13-14 marzo, Palazzo delle Stelline, Milano), ho incontrato Debora Mapelli, del Sistema bibliotecario vimercatese, per chiederle come stanno cambiando i servizi di acquisto e prestito nell’era digitale, specialmente in rapporto ai libri autopubblicati.   Il Sistema per cui lavori coordina l’attività di 27 biblioteche a cavallo tra le province di Milano e di Monza e Brianza, con un bacino di circa 180.000 abitanti. Un bel campione. Come vi state attrezzando per fornire ebook? Ci appoggiamo a MediaLibraryOnline (MLOL), un servizio gestito da Horizons Unlimited srl di Bologna e ormai diffuso su tutto il territorio nazionale. MLOL contratta i diritti per conto nostro e ci propone diverse tipologie di titoli suddivisi nei cataloghi Edigita (Giunti, Bompiani, Rizzoli e altri grandi e piccoli editori), Mondadori e Book Republic (gli unici con social DRM, distribuiscono editori piccoli e medi di qualità). Attualmente acquistiamo e mettiamo a disposizione degli utenti tramite la piattaforma MLOL quotidiani e periodici italiani e stranieri, musica classica e jazz in streaming, ebook nonché enciclopedie e banche dati gratuite. Ma MediaLibraryOnline offre anche audiolibri, corsi di lingue, film d’essai, enciclopedie e dizionari a pagamento e l’intero catalogo Sony in MP3.   Quanto vi costano i libri elettronici? Come funziona l’acquisto? Un ebook ci costa mediamente intorno ai 20 euro, suddivisi in 10-12 euro per il titolo e 8 euro per un pacchetto di 10 download. Esauriti i download possiamo acquistarne altri oppure tenerci la copia del titolo, che però può essere prestata solo su un dispositivo di lettura a un singolo utente per volta (in linea teorica, perché nessuna delle biblioteche aderenti lo fa). Esistono anche esperienze diverse, come quella della biblioteca di Cologno Monzese che presta direttamente i reader contenenti tutta la serie degli ebook a disposizione. È partita tra le prime e ha preso accordi direttamente con gli editori.   Avete molte richieste di prestito? Nel 2013, su 38.762 utenti attivi (che hanno chiesto almeno un libro), 2.189 hanno usufruito del servizio MLOL, consultandolo ben 33.696 volte. Di questi utenti, 584 hanno scaricato ebook, per un totale di 1.746 download. Gli ebook a disposizione sono 390, di cui 280 scaricati almeno una volta. Probabilmente lo scorso Natale molti hanno ricevuto e-reader e tablet in regalo perché le richieste sono sensibilmente aumentate. Forse grazie anche al prestito interbibliotecario digitale in fase di sperimentazione, che fa lievitare il numero degli ebook disponibili a 2.500-3.000 titoli. I nostri ebook sono destinati a crescere perché dopo tre richieste ad altri Sistemi scatta l’acquisto in automatico.   Come stanno cambiando le abitudini di lettura? Avete dati anche su quelle? Per i nostri utenti abbiamo tenuto corsi su cosa sono gli ebook, su come prenderli in prestito e leggerli, ma una volta che il libro è stato scaricato non sappiamo cosa succede. Molti utenti non capiscono come funzionino i DRM ma, una volta superato lo scoglio, sono contenti e non tornano più al cartaceo.   I libri autopubblicati hanno qualche chance, attualmente, di entrare nelle biblioteche, e come? Il self-publishing ci interessa e abbiamo fatto noi stessi una piccola esperienza in digitale. Ci rendiamo conto che l’autopubblicazione costituisce una risorsa ancora inesplorata, ma alcuni problemi di ordine burocratico al momento ci legano le mani impedendo l’acquisto di e-book autopubblicati. Per esempio, le biblioteche non hanno una carta di credito con cui comprare questi libri online. Poi c’è la questione delle licenze, che andrebbero contrattate individualmente. Abbiamo però acquistato o accettato doni di scrittori locali in cartaceo. Lo scorso anno la biblioteca di Concorezzo ha ospitato diversi autori autopubblicati per la presentazione dei loro libri e ci farebbe un enorme piacere conoscere nuovi scrittori.   Debora Mapelli è social media manager e assistente alla rete LAN del Sistema bibliotecario...