FacebookTwitter

Tweetbook, un anno di editoria self

È stato un anno rutilante per l’editoria, vitale, fremente. L’ho seguito con passione e trepidazione, giorno dopo giorno. E nello spirito di sperimentazione che l’ha contrassegnato, offro a chi segue le vicende del settore questo libro bianco sotto forma di tweetbook, una scelta delle segnalazioni che mi sembrano più interessanti. Rapportato alla storia della stampa, un anno è ben poca cosa. Ma è bastato qualche mese per sconvolgere secoli di tradizione e trasformare una possibilità di cambiamento – o una minaccia, a seconda dei punti di vista – in una rivoluzione, un viaggio apparentemente senza ritorno dal cartaceo al digitale, dallo statico all’interattivo, dal dominio degli editori all’ingresso di nuovi protagonisti: online retailer, self-publisher, digital libraries, start-up tecnologiche. L’evoluzione parla inglese sì, come la gran massa dei lettori digitali e, in una mutazione dal basso e dall’esterno, sta smuovendo ormai anche i riluttanti guardiani dei cancelli. Le librerie sono in crisi, anche nel nostro Paese. La lettura si è frantumata, messa in movimento. La tecnologia offre soluzioni a domande che ancora non sono formulate e corre veloce, più delle abitudini e della fantasia. Come nel warp di 2001 Odissea nello spazio ci si sente accelerati, curiosi su tappe e destinazione ma allo stesso tempo accecati da luci, colori, device, app, formati, store, platform. Si incontrano coraggiosi compagni di viaggio, nostalgici del profumo della carta e negazionisti convinti. Si parla, si discute e si crea, si fa guerrilla publishing cercando di immaginare il futuro. Perché questo è il grado zero della nuova editoria. Scarica gratis l’EPUB Scarica gratis per...

Vendite: un sondaggio sul self-publishing italiano

Quanti libri vende mediamente uno scrittore selfpub? E quali sono i migliori canali di distribuzione? Se lo domanda chiunque abbia un libro autopubblicato quando consulta periodicamente – oppure ossessivamente – i report delle vendite. La sensazione diffusa tra gli autori che conosco è che qualcuno venda molto, tutti gli altri molto poco. Circola anche la convinzione che, in fatto di vendite, Amazon la faccia da padrone seguita a molte lunghezze da Apple. Dietro l’iBook store ci sarebbe il nulla. Ma sarà proprio vero? Io, che sono una santommasa, voglio toccare per credere. Per fare un’analisi seria servono però i numeri e per raccoglierli ho deciso di rivolgermi ai diretti interessati, gli scrittori. Questi ultimi sono spesso restii a diffondere i loro dati di vendita, a renderli pubblici in maniera identificabile. Chi non vende per non fare brutta figura – nella convinzione di essere circondato da autori di bestseller – chi vende nel timore di suscitare invidie e scatenare un putiferio di recensioni negative. Così ho pensato a un sondaggio anonimo (non chiede alcun dato, nemmeno l’anno di nascita) e rapido: sei domande per capire cosa è stato pubblicato, quanto vende, su quali canali e quanto contano le classifiche, nell’opinione dell’autore, per raggiungere i benedetti lettori italiani. Rispondete quindi numerosi perché più dati arriveranno più i risultati saranno precisi. A sondaggio concluso li pubblicherò qui sul blog, per cui restate sintonizzati. E se pensate che queste informazioni possano essere utili anche a voi e ad altri, aiutatemi a diffondere il sondaggio condividendo questo link: www.surveymonkey.com/s/SW3QSYD.   Inizia il sondaggio:   Create your free online surveys with SurveyMonkey , the world’s leading questionnaire...

Portare i libri autopubblicati nelle biblioteche

In vista del convegno La biblioteca connessa (13-14 marzo, Palazzo delle Stelline, Milano), ho incontrato Debora Mapelli, del Sistema bibliotecario vimercatese, per chiederle come stanno cambiando i servizi di acquisto e prestito nell’era digitale, specialmente in rapporto ai libri autopubblicati.   Il Sistema per cui lavori coordina l’attività di 27 biblioteche a cavallo tra le province di Milano e di Monza e Brianza, con un bacino di circa 180.000 abitanti. Un bel campione. Come vi state attrezzando per fornire ebook? Ci appoggiamo a MediaLibraryOnline (MLOL), un servizio gestito da Horizons Unlimited srl di Bologna e ormai diffuso su tutto il territorio nazionale. MLOL contratta i diritti per conto nostro e ci propone diverse tipologie di titoli suddivisi nei cataloghi Edigita (Giunti, Bompiani, Rizzoli e altri grandi e piccoli editori), Mondadori e Book Republic (gli unici con social DRM, distribuiscono editori piccoli e medi di qualità). Attualmente acquistiamo e mettiamo a disposizione degli utenti tramite la piattaforma MLOL quotidiani e periodici italiani e stranieri, musica classica e jazz in streaming, ebook nonché enciclopedie e banche dati gratuite. Ma MediaLibraryOnline offre anche audiolibri, corsi di lingue, film d’essai, enciclopedie e dizionari a pagamento e l’intero catalogo Sony in MP3.   Quanto vi costano i libri elettronici? Come funziona l’acquisto? Un ebook ci costa mediamente intorno ai 20 euro, suddivisi in 10-12 euro per il titolo e 8 euro per un pacchetto di 10 download. Esauriti i download possiamo acquistarne altri oppure tenerci la copia del titolo, che però può essere prestata solo su un dispositivo di lettura a un singolo utente per volta (in linea teorica, perché nessuna delle biblioteche aderenti lo fa). Esistono anche esperienze diverse, come quella della biblioteca di Cologno Monzese che presta direttamente i reader contenenti tutta la serie degli ebook a disposizione. È partita tra le prime e ha preso accordi direttamente con gli editori.   Avete molte richieste di prestito? Nel 2013, su 38.762 utenti attivi (che hanno chiesto almeno un libro), 2.189 hanno usufruito del servizio MLOL, consultandolo ben 33.696 volte. Di questi utenti, 584 hanno scaricato ebook, per un totale di 1.746 download. Gli ebook a disposizione sono 390, di cui 280 scaricati almeno una volta. Probabilmente lo scorso Natale molti hanno ricevuto e-reader e tablet in regalo perché le richieste sono sensibilmente aumentate. Forse grazie anche al prestito interbibliotecario digitale in fase di sperimentazione, che fa lievitare il numero degli ebook disponibili a 2.500-3.000 titoli. I nostri ebook sono destinati a crescere perché dopo tre richieste ad altri Sistemi scatta l’acquisto in automatico.   Come stanno cambiando le abitudini di lettura? Avete dati anche su quelle? Per i nostri utenti abbiamo tenuto corsi su cosa sono gli ebook, su come prenderli in prestito e leggerli, ma una volta che il libro è stato scaricato non sappiamo cosa succede. Molti utenti non capiscono come funzionino i DRM ma, una volta superato lo scoglio, sono contenti e non tornano più al cartaceo.   I libri autopubblicati hanno qualche chance, attualmente, di entrare nelle biblioteche, e come? Il self-publishing ci interessa e abbiamo fatto noi stessi una piccola esperienza in digitale. Ci rendiamo conto che l’autopubblicazione costituisce una risorsa ancora inesplorata, ma alcuni problemi di ordine burocratico al momento ci legano le mani impedendo l’acquisto di e-book autopubblicati. Per esempio, le biblioteche non hanno una carta di credito con cui comprare questi libri online. Poi c’è la questione delle licenze, che andrebbero contrattate individualmente. Abbiamo però acquistato o accettato doni di scrittori locali in cartaceo. Lo scorso anno la biblioteca di Concorezzo ha ospitato diversi autori autopubblicati per la presentazione dei loro libri e ci farebbe un enorme piacere conoscere nuovi scrittori.   Debora Mapelli è social media manager e assistente alla rete LAN del Sistema bibliotecario...

In favore delle recensioni negative

Un’ondata di attacchi contro alcuni autori famosi ha portato all’attenzione generale l’annoso problema delle recensioni negative e del loro lato oscuro, ossia le critiche immotivate e virulente, gratuitamente diffamatorie e insultanti. Gli scrittori propongono la loro medicina: una petizione ad Amazon perché tolga l’anonimato ai revisori, verificandone l’identità. Il problema di distinguere una recensione a una stella o un commento negativo legittimi da un attacco dettato da invidia o psicopatia sociale esiste ed è innegabile. Le recensioni sono il sistema di orientamento del lettore e devono essere quanto più oggettive possibile per il bene di tutti, anche e soprattutto degli scrittori autopubblicati. Le recensioni false non permettono infatti di distinguere la bravura dalla mediocrità, tradiscono la fiducia del lettore che, dopo qualche delusione, trae la sua conclusione: degli scrittori in generale e di quelli autopubblicati in particolare non ci si deve fidare perché si prendono fregature, meglio andare sul sicuro con i marchi delle case editrici.   Una soluzione difficile per Amazon e pericolosa per gli autori   La proposta di togliere l’anonimato alle recensioni è però una soluzione difficilmente percorribile, per due motivi. Il primo è di natura pratico-burocratica. Bisogna che l’identità del recensore sia certa, ossia appurata attraverso un documento d’identità, per togliere la possibilità ai troll di crearsi account multipli. Amazon dovrebbe quindi costringere tutti i suoi utenti, in tutto il mondo, a identificarsi rischiando di scontentarne molti e intraprendere la verifica minuziosa dei loro documenti. Rischioso e costoso. Il secondo motivo è di natura psicologica. Non me ne vogliano gli autori, ma conoscere l’identità di un recensore metterebbe quest’ultimo a rischio di stalking, nel caso la recensione fosse negativa. Siamo tutti brave persone, ovviamente. Ma non fatico a credere che i recensori ci penserebbero due volte prima di criticare duramente (e magari giustamente) un libro sottoponendosi al rischio di ritorsioni. Il risultato sarebbe probabilmente un calo drastico di recensioni negative. Non c’è da gioirne. Le recensioni negative sono ancora più preziose di quelle positive; non solo perché costituiscono un feedback per lo scrittore, ma perché scremano secondo una selezione naturale. Limitarsi alle lodi sperticate equivarrebbe ad azzerarne il valore e sarebbe un errore madornale.   [Ringrazio Martina Munzittu per la...

Questo fa un editor

Spesso gli autori mi chiedono in cosa consista il lavoro che svolgo. Sottinteso c’è un vago timore che il redattore “imponga le sue scelte”, “cambi le frasi” o “stravolga il testo”. Sintetizzando, scopo dell’editor è aiutare lo scrittore a rendere il suo libro ancora migliore di quanto già non sia, verificando i fatti, sollevando dubbi motivati, segnalando incongruenze e ovviamente correggendo refusi. Si tratta di un dialogo, non di un monologo, di cui l’autore è parte integrante. L’editor è l’avvocato dell’autore; lavora al suo fianco, per convincere la giuria dei lettori. Manuela Paric’, grafico pubblicitario per mestiere e scrittrice per vocazione e diletto, ha appena pubblicato il suo secondo romanzo, L’enigma delle anime perdute (qui la versione epub), un giallo ambientato a Piacenza e denso di trame e sottotrame, personaggi surreali e trovate linguistiche. Ho avuto il piacere di editarla e le ho chiesto di condividere la sua esperienza.   Perché hai scelto di farti editare professionalmente? Per avere il pieno controllo della mia opera. Sembra un controsenso vero? Invece a mio avviso l’autore è troppo immerso nella sua storia per poterne vedere chiaramente ogni limite e ogni possibilità, ha bisogno di un occhio esterno, un occhio capace, che lo aiuti a individuare le eventuali aree di miglioramento. Inoltre desideravo poter fornire al lettore un prodotto di alta qualità, professionale, impaginato a dovere e privo di refusi. Io potrei rileggere venti volte  la parola “tettte” scritta con tre “t” che non me ne accorgerei!   Il lavoro è stato come te lo aspettavi? È stato meglio del previsto, infatti generalmente si prevede di essere frustati e censurati. Invece il lavoro (a parte quello riguardante impaginazioni e refusi) è stato un vero e proprio gioco di squadra; l’editor, come una guida super partes, mi segnalava le sue perplessità, io spiegavo le mie ragioni e insieme trovavamo soluzioni efficaci. La mia parola era sempre quella decisiva. È stato particolarmente interessante analizzare tutto il testo in maniera diversa da come abitualmente uno scrittore lo affronta. Mi sono sentita l’orologiaio delle parole.     Mi hai suggerito di pubblicare un’immagine dei lavori ancora in corso ed eccola qui sopra. Come si è svolta la collaborazione? Quando mi sono sentita pronta ho inviato il file con il mio libro all’editor, questi me lo ha restituito con tutte le correzioni e commenti a lato. Quindi via Skype o al telefono lo abbiamo passato come il riso e abbiamo preso decisioni importanti in merito alle sue annotazioni. Non una volta… tre! Discutevamo sia sulle singole parole sia sulle frasi e non di meno sull’intera struttura della storia per verificarne la coerenza. Insomma un lavoro certosino, sfiancante. Un lavoro dove bisogna mettersi in gioco e non avere timore di avere sbagliato.   Lo rifaresti? Lo rifarò e proprio grazie all’impegno che deve metterci l’autore: lo considero un valore aggiunto. Per un self come me è importantissimo stabilire insieme al proprio editor le linee editoriali da seguire e arrivare a produrre un risultato che io stessa possa condividere al 100%. È una bella fatica, ma non inutile e sicuramente istruttiva. Credo però che mi sia spuntata qualche nuova...