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Scrittori, privacy e cookie

Il regolamento del Garante sui cookie nei siti web ha portato alla ribalta il discorso sulla privacy di chi naviga in Internet e sulla gestione dei dati raccolti, trattati e utilizzati online. Cosa devono sapere gli scrittori che usano blog e mailing list per essere in regola? Giro la domanda a Massimiliano Patrini, avvocato specializzato in questioni legate alla proprietà intellettuale e all’Information Technology, coordinatore della formazione presso il Centro studi proprietà industriale del Polo per l’innovazione tecnologica della provincia di Bergamo. Cosa si intende per dati personali? Ci riferiamo a informazioni comuni su un individuo, pubblicamente reperibili, come il nome e cognome, i dati anagrafici, il codice fiscale, l’indirizzo email. E a dati sensibili, per esempio sulla sua origine razziale o etnica, le convinzioni filosofiche e religiose, l’appartenenza a partiti, sindacati e associazioni, la salute e l’orientamento sessuale. Tutti i dati sono tutelati, quelli sensibili in misura maggiore. Come vanno trattate queste informazioni? Il trattamento dei dati personali deve aderire ai principi di necessità (per lo svolgimento di una specifica attività), pertinenza, trasparenza, consenso e sicurezza. La mancanza di anche uno solo di questi principi costituisce un’infrazione e le sanzioni possono essere salate, soprattutto per un comune cittadino o una piccola impresa. Parliamo di ammende da 6.000 a 36.000 euro, aumentabili fino al quadruplo. Per alcune violazioni si arriva alla reclusione. Chi è il responsabile del corretto trattamento? Obblighi e responsabilità sono in capo al titolare dei dati. Costui può nominare un responsabile del trattamento (per esempio il suo fornitore di servizi web). Ma il conferimento dell’incarico deve avvenire per iscritto, dettagliando i compiti che vengono affidati. In caso di contenzioso, il contratto aiuta a stabilire le eventuali responsabilità delle parti. Chi vigila? L’interlocutore naturale su queste questioni è il Garante per la protezione dei dati personali, ma ci si può rivolgere anche alla magistratura ordinaria. L’ufficio del Garante italiano è efficiente e in grado di rispondere anche a richieste di informazioni specifiche da parte dei cittadini. Si muove di sua iniziativa solo per grandi settori – telefonia, tessere fedeltà, privacy nella sanità ecc. – ma si attiva anche su segnalazione e agisce rapidamente. Cosa fare, in caso di contestazione al Garante? Generalmente consiglio di optare per l’oblazione in via breve, che prevede la riduzione della sanzione e la non divulgazione del provvedimento. In alternativa, si apre il contenzioso che però comporta spese consistenti e non segue le procedure del giudizio ordinario. Veniamo ai casi pratici. Gli scrittori che si autopubblicano spesso inviano mail o newsletter periodiche ai lettori per promuoversi. Cosa devono fare? Devono ottenere preventivamente il consenso informato dei destinatari… … attraverso l’informativa. Cos’è esattamente? È l’atto che serve a spiegare al soggetto cosa faremo dei suoi dati personali. Deve essere completa e pertinente con le attività che si andranno a svolgere con quei dati. Una volta firmata/accettata, l’informativa è valida fino a revoca e deve contenere il nominativo del titolare del trattamento e le istruzioni per ottenere la cancellazione dei propri dati. Dopodiché, come vanno gestiti correttamente i dati raccolti? Per essere in regola bisogna adottare le misure necessarie a ridurre i rischi di distruzione e perdita, di accesso non autorizzato e di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta. Parliamo di cookie. Cosa sono e cosa è cambiato? Il 3 giugno è entrato in vigore il regolamento del Garante sull’utilizzo di questi piccoli file che monitorano la navigazione degli utenti Internet, finora a loro insaputa. La finalità dei cookie può essere quella di migliorare l’esperienza di utilizzo dei siti, per esempio autocompletando i moduli con le informazioni già inserite in precedenza, riconoscendo la lingua del visitatore o adattando la visualizzazione della pagina al browser utilizzato. In questo caso si parla di cookie tecnici. Oppure potrebbero servire a conoscere il numero di visitatori, le pagine più visitate o le aree geografiche di provenienza. Questi cookie sono detti analytics e, quando raccolgono informazioni solo in forma aggregata – quindi anonima – sono assimilati dal Garante a quelli tecnici. Altro è il caso dei cookie di profilazione, che studiano comportamento e gusti del singolo utente per inviargli pubblicità e comunicazioni mirate. Sarà capitato a tutti di acquistare un biglietto aereo e di trovarsi le pagine web inondate di pubblicità sugli hotel della città di destinazione. È contro questo tipo di invadenza che si muove il provvedimento del Garante. Consiglio a tutti gli scrittori con cui lavoro di tenere un blog. Come possono mettersi in regola con la nuova normativa? Se il blog non utilizza cookie (propri o di terze parti) non occorre fare nulla. Se si impiegano cookie tecnici o analytics in forma aggregata basta darne informativa agli utenti, per esempio tramite l’inserimento delle relative indicazioni nella privacy policy del sito. Se si usano analytics non anonimizzati o file di profilazione, oltre all’informativa bisogna attivare un banner con la richiesta di consenso all’utente e notificare al Garante l’utilizzo di questi cookie. Grazie per la sintesi e la chiarezza. Aggiungo uno schema riassuntivo e un esempio di banner, dal sito del Garante, nonché i link al provvedimento, alle FAQ e ai chiarimenti attuativi.       Il provvedimento Chiarimenti del Garante Domande...

Vendite: un sondaggio sul self-publishing italiano

Quanti libri vende mediamente uno scrittore selfpub? E quali sono i migliori canali di distribuzione? Se lo domanda chiunque abbia un libro autopubblicato quando consulta periodicamente – oppure ossessivamente – i report delle vendite. La sensazione diffusa tra gli autori che conosco è che qualcuno venda molto, tutti gli altri molto poco. Circola anche la convinzione che, in fatto di vendite, Amazon la faccia da padrone seguita a molte lunghezze da Apple. Dietro l’iBook store ci sarebbe il nulla. Ma sarà proprio vero? Io, che sono una santommasa, voglio toccare per credere. Per fare un’analisi seria servono però i numeri e per raccoglierli ho deciso di rivolgermi ai diretti interessati, gli scrittori. Questi ultimi sono spesso restii a diffondere i loro dati di vendita, a renderli pubblici in maniera identificabile. Chi non vende per non fare brutta figura – nella convinzione di essere circondato da autori di bestseller – chi vende nel timore di suscitare invidie e scatenare un putiferio di recensioni negative. Così ho pensato a un sondaggio anonimo (non chiede alcun dato, nemmeno l’anno di nascita) e rapido: sei domande per capire cosa è stato pubblicato, quanto vende, su quali canali e quanto contano le classifiche, nell’opinione dell’autore, per raggiungere i benedetti lettori italiani. Rispondete quindi numerosi perché più dati arriveranno più i risultati saranno precisi. A sondaggio concluso li pubblicherò qui sul blog, per cui restate sintonizzati. E se pensate che queste informazioni possano essere utili anche a voi e ad altri, aiutatemi a diffondere il sondaggio condividendo questo link: www.surveymonkey.com/s/SW3QSYD.   Inizia il sondaggio:   Create your free online surveys with SurveyMonkey , the world’s leading questionnaire...

Portare i libri autopubblicati nelle biblioteche

In vista del convegno La biblioteca connessa (13-14 marzo, Palazzo delle Stelline, Milano), ho incontrato Debora Mapelli, del Sistema bibliotecario vimercatese, per chiederle come stanno cambiando i servizi di acquisto e prestito nell’era digitale, specialmente in rapporto ai libri autopubblicati.   Il Sistema per cui lavori coordina l’attività di 27 biblioteche a cavallo tra le province di Milano e di Monza e Brianza, con un bacino di circa 180.000 abitanti. Un bel campione. Come vi state attrezzando per fornire ebook? Ci appoggiamo a MediaLibraryOnline (MLOL), un servizio gestito da Horizons Unlimited srl di Bologna e ormai diffuso su tutto il territorio nazionale. MLOL contratta i diritti per conto nostro e ci propone diverse tipologie di titoli suddivisi nei cataloghi Edigita (Giunti, Bompiani, Rizzoli e altri grandi e piccoli editori), Mondadori e Book Republic (gli unici con social DRM, distribuiscono editori piccoli e medi di qualità). Attualmente acquistiamo e mettiamo a disposizione degli utenti tramite la piattaforma MLOL quotidiani e periodici italiani e stranieri, musica classica e jazz in streaming, ebook nonché enciclopedie e banche dati gratuite. Ma MediaLibraryOnline offre anche audiolibri, corsi di lingue, film d’essai, enciclopedie e dizionari a pagamento e l’intero catalogo Sony in MP3.   Quanto vi costano i libri elettronici? Come funziona l’acquisto? Un ebook ci costa mediamente intorno ai 20 euro, suddivisi in 10-12 euro per il titolo e 8 euro per un pacchetto di 10 download. Esauriti i download possiamo acquistarne altri oppure tenerci la copia del titolo, che però può essere prestata solo su un dispositivo di lettura a un singolo utente per volta (in linea teorica, perché nessuna delle biblioteche aderenti lo fa). Esistono anche esperienze diverse, come quella della biblioteca di Cologno Monzese che presta direttamente i reader contenenti tutta la serie degli ebook a disposizione. È partita tra le prime e ha preso accordi direttamente con gli editori.   Avete molte richieste di prestito? Nel 2013, su 38.762 utenti attivi (che hanno chiesto almeno un libro), 2.189 hanno usufruito del servizio MLOL, consultandolo ben 33.696 volte. Di questi utenti, 584 hanno scaricato ebook, per un totale di 1.746 download. Gli ebook a disposizione sono 390, di cui 280 scaricati almeno una volta. Probabilmente lo scorso Natale molti hanno ricevuto e-reader e tablet in regalo perché le richieste sono sensibilmente aumentate. Forse grazie anche al prestito interbibliotecario digitale in fase di sperimentazione, che fa lievitare il numero degli ebook disponibili a 2.500-3.000 titoli. I nostri ebook sono destinati a crescere perché dopo tre richieste ad altri Sistemi scatta l’acquisto in automatico.   Come stanno cambiando le abitudini di lettura? Avete dati anche su quelle? Per i nostri utenti abbiamo tenuto corsi su cosa sono gli ebook, su come prenderli in prestito e leggerli, ma una volta che il libro è stato scaricato non sappiamo cosa succede. Molti utenti non capiscono come funzionino i DRM ma, una volta superato lo scoglio, sono contenti e non tornano più al cartaceo.   I libri autopubblicati hanno qualche chance, attualmente, di entrare nelle biblioteche, e come? Il self-publishing ci interessa e abbiamo fatto noi stessi una piccola esperienza in digitale. Ci rendiamo conto che l’autopubblicazione costituisce una risorsa ancora inesplorata, ma alcuni problemi di ordine burocratico al momento ci legano le mani impedendo l’acquisto di e-book autopubblicati. Per esempio, le biblioteche non hanno una carta di credito con cui comprare questi libri online. Poi c’è la questione delle licenze, che andrebbero contrattate individualmente. Abbiamo però acquistato o accettato doni di scrittori locali in cartaceo. Lo scorso anno la biblioteca di Concorezzo ha ospitato diversi autori autopubblicati per la presentazione dei loro libri e ci farebbe un enorme piacere conoscere nuovi scrittori.   Debora Mapelli è social media manager e assistente alla rete LAN del Sistema bibliotecario...

Buone prassi per il self-publishing

Nei giorni precedenti la partecipazione con No Brand Art a Più libri, più liberi, la fiera della piccola e media editoria di Roma, mi sono interrogata su quale sia in questo momento il problema principale di chi si autopubblica. Durante la conferenza del 7 dicembre sono partita da due considerazioni basate su dati numerici (fonte dei dati: Prospettiva self publishing, AIE 2013). Abbondanza di titoli autopubblicati Smashwords, la principale piattaforma globale di self-publishing, ha pubblicato 140 ebook nel 2008, 6.000 nel 2009, 28.800 nel 2010, 92.000 nel 2011, 191.000 nel 2012 e ben 220.000 nel primo quadrimestre 2013. A fine 2012, Bowker, l’agenzia che gestisce gli ISBN, contava 235.000 titoli autopubblicati, di cui 87.000 in formato digitale. Sul fronte del print on demand di Amazon, CreateSpace offre oltre 58.000 titoli autopubblicati. In Italia, i principali siti di print on demand rendono disponibili circa 36.000 titoli a stampa, con un andamento del +29% sul 2012. Si stima che i titoli in ebook siano almeno 3.500. Lettori qualificati Dalle ricerche emerge che i lettori forti sono i più inclini a comprare libri selfpublished. Il 61% degli acquirenti dichiara infatti di leggere ogni giorno. Il segmento omogeneo principale, pari al 36% dei lettori, è donna con oltre 45 anni. La grande quantità di titoli disponibili pone ai lettori, perlopiù forti, che li acquistano una domanda:  “Come distinguere i libri di qualità in questo mare magnum?”. Faccio riferimento a una qualità oggettiva, indipendente dal formato (cartaceo o digitale) e dai gusti personali (una preferenza per il romance piuttosto che per il genere fantasy). Quali ne sono i criteri? Un libro ben fatto è un libro ben scritto, indubbiamente, ma anche bene editato (e quindi senza incongruenze, ripetizioni, errori, refusi), ben tradotto, bene impaginato, con una copertina professionale, che sia facile da reperire e da scaricare e sostenuto da una buona promozione perché possa essere non solo acquistato ma letto e diffuso attraverso le recensioni e il passaparola. Produrre un libro di qualità è un vantaggio per il lettore, ma anche per l’autore il cui nome diventa, in assenza della certificazione di una casa editrice, un marchio di qualità. È un vantaggio anche per la categoria tutta dei selfpublisher, che acquista credibilità. Viceversa un libro mal fatto è controproducente sia per l’autore sia per tutti gli altri scrittori autoprodotti. Indicazioni per un libro di qualità La maggior parte degli autori che si autopubblicano si avventura in territori sconosciuti, fa altro per mestiere, non ha esperienza editoriale specifica. Il tempo dedicato ad apprendere le professionalità necessarie è fondamentalmente sottratto alla scrittura e i risultati spesso sono men che perfetti. Pubblicare un libro ben fatto utilizzando i servizi di professionisti quali editor, copyeditor, traduttori e grafici, comporta indubbiamente dei costi, che non saranno probabilmente ammortizzati dal primo titolo prodotto ma che aiuteranno, per un meccanismo di “accumulo della credibilità”, a vendere i titoli successivi. Come aiutare allora il selfpublisher nella sua attività? È una domanda che mi sono posta e che ci stiamo ponendo nel gruppo No Brand Art. La mia proposta è quella di creare una lista di buone prassi derivate dall’esperienza degli scrittori che hanno già compiuto una parte di questo percorso attraverso cicli di prova ed errore e dall’applicazione al selfpublishing dei processi che l’industria editoriale ha consolidato in secoli di lavoro. Penso a una lista, un protocollo di pratiche che vanno, per esempio, dall’adozione di norme editoriali, all’impostazione corretta del paratesto e dei metadati, dalla scelta di un editor, di un traduttore o di un grafico ai contratti con gli stampatori on demand. Si potrebbero tentare anche best practice di autopromozione, benché si situino su un terreno più mutevole. L’esperienza di tutti è preziosa e ogni suggerimento è bene...

Il professore va alla fiera

Con con un gruppo di autori che si autopubblicano e autopromuovono e di professionisti del settore, parteciperò come editor e traduttrice a Più libri, più liberi, la fiera della piccola e media editoria (Roma, Palazzo dei Congressi, dal 5 all’8 dicembre, stand A24). Tra i partecipanti al progetto c’è Susanna Cafaro, professoressa di Diritto dell’Unione europea all’Università di Lecce, che racconta perché ci sarà, anticipando i temi del suo intervento alla conferenza “Gli autori indipendenti, il self-publishing e le nuove frontiere dell’editoria” che si terrà allo stand A24 sabato 7 dicembre alle ore 16.   Dal 5 all’8 dicembre si terrà a Roma la fiera della piccola e media editoria. Quest’anno ho deciso di andarci. Non in veste di autrice pubblicata a vario titolo dalla gran parte delle case editrici giuridiche italiane, ma come autrice indipendente e autoprodotta, quello che ho fatto — per intenderci — con il mio ultimo e-book. E ci andrò con un nutrito (e parecchio assortito) gruppo di autori indipendenti, in uno spazio “nostro”. Sarò lì — unica rappresentante del mondo accademico nel gruppo — per sollevare una serie di problemi che incontra l’Università italiana nel far pubblicare i propri lavori. Per far pubblicare i libri accademici, sinora, l’Università di regola ha pagato, cioè ha coperto i costi di stampa presso le case editrici, per i libri pubblicati nelle collane di dipartimento o di ateneo. Il discorso non si applica — beninteso — per i manuali universitari. Un sistema molto comodo. Le case editrici vanno sul sicuro: lasciano ai dipartimenti la responsabilità di scegliere i volumi da pubblicare, quindi non si assumono responsabilità per la qualità. In secondo luogo, non si accollano il rischio di impresa. La pubblicazione non può quindi  per definizione essere in perdita, come sarebbe se così non fosse, visto che i volumi accademici in italiano vendono poco (prima soprattutto alle biblioteche universitarie ora neanche a quelle, causa problemi di bilancio). È comodo anche per le Università, visto che selezionare a monte quali pubblicazioni finanziare ha un impatto considerevole sulle carriere, soprattutto su quelle dei giovani studiosi. Non voglio essere troppo critica al riguardo, le scelte, spesso, sono fatte per il meglio: la cooptazione dei migliori allievi passa anche di qua. Evidente conseguenza di un sistema così congegnato, va da sé, è lo scarso interesse per la distribuzione e il marketing. Magari qualche volume in più si potrebbe anche vendere. Oggi, però, questo meccanismo si sta incrinando per una ragione di immediata evidenza: i dipartimenti non hanno più fondi da destinare alle pubblicazioni e scaricano questi costi sui diretti interessati. Costringere un docente a investire due mensilità dello stipendio nella pubblicazione di un libro (al quale ha magari già dedicato anni di sacrifici) è chiedere troppo. Tanto più se vi è a monte un “ricatto” concorsuale al quale non si può sfuggire. Pensiamo in chiave costruttiva. Perché oggi un libro deve essere di carta, quando l’ISBN può essere attribuito anche a un e-book? I requisiti che garantiscono la qualità di un volume scientifico sono un comitato scientifico di alto profilo e un meccanismo di peer review e  possono applicarsi al prodotto editoriale quale che sia la forma in cui è pubblicato. Non dimentichiamo poi che la distribuzione del libro in formato digitale costa molto meno (o addirittura nulla) e può essere mondiale. Ecco perché sarò in fiera: per discutere e far discutere, non “contro” le case editrici — di cui conosco e apprezzo la professionalità —  ma perché si comincino a pensare formule nuove che vadano nell’interesse di tutti. Perché, per esempio, non offrono a noi autori la doppia possibilità di pubblicazione? O la sola pubblicazione digitale in catalogo online in assenza di fondi? Perché non si accordano con case editrici straniere per favorire la distribuzione in lingua originale o in traduzione? La discussione è aperta, se volete partecipare ci vediamo in fiera. O anche no, perché penso che di questi temi si continuerà a parlare anche dopo, e per un bel pezzo. Susanna Cafaro è, dal 1 gennaio 2008, professore associato di Diritto dell’Unione europea, già dal 2005 professore associato di Diritto internazionale. È inoltre professeur invité presso la Faculté de Droit dell’Università di Strasburgo....

Gli elementi fondamentali di un libro. *Rullo di tamburi* Il paratesto

Ci sono elementi che non possono proprio mancare nella composizione di un libro, cartaceo o elettronico. E quando dico che non possono mancare lo intendo categoricamente. Non – possono – mancare. Non si tratta di sfizi da maniaci dell’impaginazione, ma di parti sostanziali che servono al lettore per identificare e, prima ancora, trovare il nostro libro. E noi vogliamo essere trovati, scelti, letti e recensiti, altrimenti perché pubblichiamo? Copertina Partiamo dall’ovvio, il libro deve avere una copertina accattivante ed evocativa del genere in cui ci cimentiamo e del contenuto specifico del nostro libro. Deve urlare: “Comprami, sono il libro che stai cercando. Prendimi e non te ne pentirai”. Sulla grafica tornerò in un prossimo post, ora mi preme parlare degli elementi che la copertina deve riportare: il titolo e l’autore del libro, in un font (tipo di carattere) e con delle dimensioni (corpo del testo) tali da essere leggibili anche nei formati ridotti con cui i distributori online la presentano. Amazon, per esempio, riduce la copertina a 258 pixel di altezza nella pagina di presentazione del libro, a 200 pixel nei risultati di ricerca e a 100 miseri pixel nella sezione “I clienti che hanno visto questo articolo hanno visto anche”. Ecco gli esempi a grandezza reale:                   Quindi è essenziale provare a ridurre la nostra copertina a queste dimensioni per verificare che le sue componenti essenziali restino distinguibili e correggerla di conseguenza. Frontespizio Si trova all’interno del libro, in pagina destra (nella prima pagina di un ebook) e riporta nuovamente titolo e autore. Resta essenziale anche per i libri digitali perché molti e-reader aprono il libro su questa pagina anziché su quella della copertina. Colophon La pagina successiva (sinistra nei libri cartacei) contiene: l’indicazione del copyright (per esempio: ©2013 Serena Zonca) ed eventuali frasi rafforzative (come “In base alle leggi sull’editoria, ogni riproduzione di quest’opera anche parziale e con qualsiasi mezzo realizzata è illegale e vietata”) il titolo originale, la data dell’edizione originale e il nome del traduttore in caso di traduzione eventuale autore del progetto grafico e della copertina eventuale ragione sociale e indirizzo dello stampatore (informazione obbligatoria per i libri cartacei) eventuale ISBN eventuale numero dell’edizione per i libri distribuiti da Smashwords, la dicitura obbligatoria “Smashwords edition” eventuali contatti dell’autore o dell’editore (indirizzo, numero di telefono, sito web o blog, pagina/profilo Facebook, Twitter, LinkedIn). Indice Può trovarsi dopo il colophon o in fondo al libro (sempre in pagina destra nei volumi cartacei). Negli ebook l’indice può essere sostituito da una TOC (Table of Contents) generata in automatico e consultabile tramite apposito comando del lettore digitale, ma può essere anche inserito nel corpo del libro per una più immediata consultazione. Bio/bibliografia dell’autore e recensioni La biografia dell’autore, le recensioni positive e gli altri libri pubblicati sono elementi facoltativi che arricchiscono e completano l’esperienza di lettura. Attenzione che alcuni distributori online proibiscono i link a opere presenti su altri siti, quindi – purtroppo – è meglio evitarli. Metadati Sono fondamentali per la ricerca degli ebook e devono essere assolutamente compilati. I principali sono titolo, autore e lingua dell’opera, a cui si possono aggiungere i nomi dei curatori, editor, traduttori, autori di introduzione o prefazione, designer ecc. I metadati si possono inserire nel codice del libro e/o in fase di caricamento sul sito del distributore. Più informazioni si forniscono, più possibilità si danno al lettore di trovare il libro anche tramite chi ha collaborato a realizzarlo. Per esempio,  cercando a mio nome su Amazon si trovano alcuni libri, ma solo del primo sono l’autrice. Degli altri ho curato editing, traduzione e grafica. Tag e categorie Indispensabili nella distribuzione online. Facilitano la ricerca del libro, inserendolo in un contesto di opere simili per tipologia e argomento e servono a formare le classifiche. Si possono modificare in qualsiasi momento, quindi vale la pena di sperimentare. Blurb Nei libri cartacei è il testo della quarta di copertina. Raccogliete un libro, giratelo, leggete le prime righe della quarta e decidete se sfogliarlo e comprarlo o rimetterlo giù. È quello che fanno regolarmente i lettori. Anche su Amazon e sugli altri siti il blurb rappresenta la descrizione del “prodotto” e deve contenere tutti gli elementi per pungolare la curiosità del lettore, convincerlo della qualità dell’opera, costringerlo (valutato il prezzo) ad acquistarla e a leggerla. Si compila in fase di caricamento del file e può essere modificato successivamente. Ne parlerò in un post specifico, ma se state progettando di pubblicare iniziate subito a identificare il vostro pubblico e a immaginare cosa possa spingerlo a leggere il vostro libro, così sarete pronti a stendere un blurb irresistibile. Per un glossario dei termini tradizionalmente usati in editoria, consiglio Il paratesto, a cura di Cristina Demaria e Riccardo...