FacebookTwitter

Scrittori, privacy e cookie

Il regolamento del Garante sui cookie nei siti web ha portato alla ribalta il discorso sulla privacy di chi naviga in Internet e sulla gestione dei dati raccolti, trattati e utilizzati online. Cosa devono sapere gli scrittori che usano blog e mailing list per essere in regola? Giro la domanda a Massimiliano Patrini, avvocato specializzato in questioni legate alla proprietà intellettuale e all’Information Technology, coordinatore della formazione presso il Centro studi proprietà industriale del Polo per l’innovazione tecnologica della provincia di Bergamo. Cosa si intende per dati personali? Ci riferiamo a informazioni comuni su un individuo, pubblicamente reperibili, come il nome e cognome, i dati anagrafici, il codice fiscale, l’indirizzo email. E a dati sensibili, per esempio sulla sua origine razziale o etnica, le convinzioni filosofiche e religiose, l’appartenenza a partiti, sindacati e associazioni, la salute e l’orientamento sessuale. Tutti i dati sono tutelati, quelli sensibili in misura maggiore. Come vanno trattate queste informazioni? Il trattamento dei dati personali deve aderire ai principi di necessità (per lo svolgimento di una specifica attività), pertinenza, trasparenza, consenso e sicurezza. La mancanza di anche uno solo di questi principi costituisce un’infrazione e le sanzioni possono essere salate, soprattutto per un comune cittadino o una piccola impresa. Parliamo di ammende da 6.000 a 36.000 euro, aumentabili fino al quadruplo. Per alcune violazioni si arriva alla reclusione. Chi è il responsabile del corretto trattamento? Obblighi e responsabilità sono in capo al titolare dei dati. Costui può nominare un responsabile del trattamento (per esempio il suo fornitore di servizi web). Ma il conferimento dell’incarico deve avvenire per iscritto, dettagliando i compiti che vengono affidati. In caso di contenzioso, il contratto aiuta a stabilire le eventuali responsabilità delle parti. Chi vigila? L’interlocutore naturale su queste questioni è il Garante per la protezione dei dati personali, ma ci si può rivolgere anche alla magistratura ordinaria. L’ufficio del Garante italiano è efficiente e in grado di rispondere anche a richieste di informazioni specifiche da parte dei cittadini. Si muove di sua iniziativa solo per grandi settori – telefonia, tessere fedeltà, privacy nella sanità ecc. – ma si attiva anche su segnalazione e agisce rapidamente. Cosa fare, in caso di contestazione al Garante? Generalmente consiglio di optare per l’oblazione in via breve, che prevede la riduzione della sanzione e la non divulgazione del provvedimento. In alternativa, si apre il contenzioso che però comporta spese consistenti e non segue le procedure del giudizio ordinario. Veniamo ai casi pratici. Gli scrittori che si autopubblicano spesso inviano mail o newsletter periodiche ai lettori per promuoversi. Cosa devono fare? Devono ottenere preventivamente il consenso informato dei destinatari… … attraverso l’informativa. Cos’è esattamente? È l’atto che serve a spiegare al soggetto cosa faremo dei suoi dati personali. Deve essere completa e pertinente con le attività che si andranno a svolgere con quei dati. Una volta firmata/accettata, l’informativa è valida fino a revoca e deve contenere il nominativo del titolare del trattamento e le istruzioni per ottenere la cancellazione dei propri dati. Dopodiché, come vanno gestiti correttamente i dati raccolti? Per essere in regola bisogna adottare le misure necessarie a ridurre i rischi di distruzione e perdita, di accesso non autorizzato e di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta. Parliamo di cookie. Cosa sono e cosa è cambiato? Il 3 giugno è entrato in vigore il regolamento del Garante sull’utilizzo di questi piccoli file che monitorano la navigazione degli utenti Internet, finora a loro insaputa. La finalità dei cookie può essere quella di migliorare l’esperienza di utilizzo dei siti, per esempio autocompletando i moduli con le informazioni già inserite in precedenza, riconoscendo la lingua del visitatore o adattando la visualizzazione della pagina al browser utilizzato. In questo caso si parla di cookie tecnici. Oppure potrebbero servire a conoscere il numero di visitatori, le pagine più visitate o le aree geografiche di provenienza. Questi cookie sono detti analytics e, quando raccolgono informazioni solo in forma aggregata – quindi anonima – sono assimilati dal Garante a quelli tecnici. Altro è il caso dei cookie di profilazione, che studiano comportamento e gusti del singolo utente per inviargli pubblicità e comunicazioni mirate. Sarà capitato a tutti di acquistare un biglietto aereo e di trovarsi le pagine web inondate di pubblicità sugli hotel della città di destinazione. È contro questo tipo di invadenza che si muove il provvedimento del Garante. Consiglio a tutti gli scrittori con cui lavoro di tenere un blog. Come possono mettersi in regola con la nuova normativa? Se il blog non utilizza cookie (propri o di terze parti) non occorre fare nulla. Se si impiegano cookie tecnici o analytics in forma aggregata basta darne informativa agli utenti, per esempio tramite l’inserimento delle relative indicazioni nella privacy policy del sito. Se si usano analytics non anonimizzati o file di profilazione, oltre all’informativa bisogna attivare un banner con la richiesta di consenso all’utente e notificare al Garante l’utilizzo di questi cookie. Grazie per la sintesi e la chiarezza. Aggiungo uno schema riassuntivo e un esempio di banner, dal sito del Garante, nonché i link al provvedimento, alle FAQ e ai chiarimenti attuativi.       Il provvedimento Chiarimenti del Garante Domande...

Il contratto di traduzione

La traduzione del proprio libro in altre lingue sta prendendo piede e gli scrittori si interrogano su come impostare il rapporto con il traduttore che trasformerà la loro opera in un libro appetibile sul mercato internazionale. In particolare si chiedono come scegliere un professionista serio e affidabile e come regolamentare il lavoro che svolgerà.   La scelta del professionista Si può chiedere al traduttore di inviare il proprio curriculum, referenze e campioni di testi già tradotti. È più raro che gli si chieda di sottoporsi a una prova di traduzione, che comporta un notevole dispendio di tempo da parte del professionista. Le principali caratteristiche da verificare sono: ottima conoscenza delle lingue di partenza e di destinazione; esperienza specifica nella traduzione di narrativa o saggistica, a seconda dei casi; accessibilità e disponibilità per la risoluzione di dubbi interpretativi e quant’altro. Scelto il traduttore più adatto e concordati tempi, compensi e modalità della collaborazione, le parti possono tutelarsi reciprocamente firmando un accordo, soprattutto se lavorano insieme per la prima volta. Ecco un contratto tipo, equilibrato nei diritti e nei doveri, che l’autore può sottoporre al traduttore. Poiché il testo della quinta di copertina può diventare la descrizione del libro sui siti di vendita online, consiglio di farlo tradurre, insieme alla propria bio-bibliografia, anche se non si prevede di stampare il libro in formato cartaceo.   Il contratto di traduzione tipo Luogo e data Sono lieto di affidarle la traduzione dal … al… della seguente opera, di cui sono l’autore: TITOLO DELL’OPERA Con il presente contratto, lei si impegna: 1) a consegnare la traduzione completa, riveduta e pronta per la stampa secondo le norme tipografiche e redazionali allegate a questo contratto, entro il termine del… Trascorso questo termine, il presente accordo si intende decaduto, salvo differenti intese. La traduzione dovrà essere assolutamente integrale – salvo mia diversa indicazione – e riprodurre i medesimi “a capo” dell’originale; 2) a restituire il testo originale dell’opera, se fornito in forma cartacea; 3) a tradurre, allo stesso compenso di cui al par. 6, la quarta di copertina e le notizie bio-bibliografiche sull’autore che le venissero inviate insieme al testo; 4) inoltre lei cede al sottoscritto qualsiasi diritto relativo all’impiego e allo sfruttamento della sua traduzione per la durata di anni venti, e quindi anche il diritto di utilizzarla in altre forme, che non quelle di libro, quali riproduzioni anche parziali su quotidiani o periodici, televisione, radio, cinema, mezzi di comunicazione elettronica e a qualsivoglia titolo digitale; 5) nella pagine relativa alle indicazioni di copyright comparirà il suo nome in qualità di traduttore; 6) a compenso di quanto sopra, lei riceverà un forfait di euro… al lordo delle ritenute di legge. I pagamenti avverranno secondo il seguente schema:… 7) nel caso di pubblicazione cartacea, le invierò due copie gratuite dell’edizione; 8) non procederò al pagamento se la traduzione non sarà completa in ogni sua parte e accompagnata dal materiale richiesto. Lieto di questa occasione di collaborazione, la prego di restituirmi copia della presente da lei firmata in originale in segno di accordo. Con i migliori saluti, L’autore Indirizzo e dati identificativi Per accettazione Il traduttore Indirizzo e dati identificativi   Cessione del diritto d’autore e correzione delle bozze La durata massima della “cessione del diritto di sfruttamento economico” delle opere dell’ingegno, alla cui categoria appartengono anche le traduzioni, è fissata per legge in vent’anni. Vale per tutte le opere dell’ingegno, lo dico per inciso. Se l’autore lo ritiene, può aggiungere al contratto standard la richiesta che il traduttore riveda le bozze impaginate prima della pubblicazione, per correggerne eventuali errori. Questo è utile nel caso l’autore sia poco o per nulla ferrato nella lingua di destinazione. Per ulteriori dubbi o richieste e per condividere la vostra esperienza contattatemi o lasciate un...

Editoria a pagamento o autopubblicazione?

Caro autore che stai pensando di autopubblicarti, questo post è per te. Se sei un accademico hai poche alternative: per fare punteggio, il tuo testo deve essere pubblicato da uno degli editori di riferimento della tua area di studi, quindi ti tocca pagare. Non per molto però, le università italiane si stanno facendo furbe e presto o tardi si autoprodurranno i libri, come fanno all’estero. Editori, gioie e dolori Facciamo un discorso imprenditoriale, perché di questo si tratta. L’editore è colui che mette i quattrini e assume il rischio d’impresa. Lo dice la legge italiana. Come ben spiega l’articolo di Intesomale, l’editore sceglie il manoscritto in base a criteri di vendibilità e coerenza con il suo catalogo, firma con l’autore un Contratto di edizione (normato dalla Sezione III, Art. 118 e segg. Legge sul diritto d’autore 22 aprile 1941 n. 633, che dovresti conoscere a memoria), edita il testo, lo impagina, crea la copertina, lo fa stampare, promuovere e distribuire. A sue spese. All’autore spetta una percentuale sulle vendite, di solito intorno all’8-10%, con un anticipo che di norma è corrisposto alla firma del contratto e scalato dalle royalty successive. Tranquillo, non è necessario restituire l’anticipo se il libro vende meno del previsto. La vita dell’autore pubblicato da un editore non è comoda come sembra. Comporta di accettare compromessi in merito, per esempio, alla grafica di copertina e al prezzo di vendita, di darsi da fare per promuovere il libro affiancando l’ufficio stampa dell’editore, di tenere d’occhio le vendite e, a volte, di sollecitare il pagamento delle royalty. Prestazioni di servizi (a fondo perso) Poca cosa se paragonata alla fatica e alla frustrazione di rivolgersi a un editore a pagamento. Intanto, la giurisprudenza dice che *non* hai a che fare con un editore e che il contratto *non* può essere quello di edizione. Comunque lo si chiami, si tratta di un contratto di prestazione di servizi. Tu sei il committente. Sei l’imprenditore. Il cosiddetto editore non rischia nulla perché tu copri tutti i suoi costi e sicuramente anche oltre. Ora, secondo te, un fornitore di servizi ha interesse a spendere più del necessario? Devi sapere che promozione e distribuzione costano intorno al 60% del prezzo di copertina. Una bella fetta di guadagno che se ne va. L’editore vero trae i suoi ricavi dalla vendita, e promozione e distribuzione sono passaggi obbligati per arrivare alla vendita. Non è un caso che glieli facciano pagare così salati. Ora trovami un motivo per cui il nostro pseudo-editore, con tutti i costi coperti e un bel margine assicurato, debba spendere quei soldi. Ti rispondo io, non lo fa. Tu paghi e il tuo libro finisce in un magazzino di periferia a fare la muffa finché non servirà spazio e ti verrà offerto di ritirare tutte le copie a prezzo di realizzo. Di realizzo per lo pseudo-editore. Forse dopotutto ti accontenterai degli scatoloni che ancora ti ingombrano la cantina dopo che hai smerciato un centinaio di copie ad amici e parenti. A questo aggiungi che dovrai comunque accettare compromessi su grafica e prezzo, sobbarcarti la promozione e controllare le vendite (nella tenue speranza che ce ne siano). Al posto dell’anticipo riceverai però una congrua fattura da pagare. Self-pub mon amour Veniamo ora al self-publishing. Innanzitutto, se il tuo manoscritto è stato rifiutato da venti editori forse un motivo c’è. Sottoponilo al giudizio di qualcuno competente, che non siano la mamma, la fidanzata e l’amico d’infanzia, fatti indicare cosa non va e aggiustalo. Oppure rinuncia. Lo dico per te. Un brutto libro non vende. Ok, qualcuno vende, ma se non scrivi fantasy, possibilmente a base di bei vampiri tenebrosi, oppure romanzi blandamente sadomaso mettiti il cuore in pace. Potrai fare tutta la promozione del mondo, dannarti l’anima sui social network, ma non andrai da nessuna parte. Un brutto libro è un brutto libro. Parto dal presupposto che tu voglia fare lo scrittore. Cioè pubblicare altri libri. Forse con il primo libro brutto acchiapperai qualche lettore sprovveduto. Ma la tua carriera finisce lì. Addio sogni di gloria. Quindi, in primis, assicurati che il libro sia bello, corretto, bene impaginato e con una copertina professionale. Un bel libro ha potenzialmente un pubblico, sei già a metà dell’opera. Solo a metà però, perché adesso devi toglierti il berretto da scrittore e metterti la feluca da editore. Proprio come se ti rivolgessi a uno pseudo-editore a pagamento, solo che sei tu al timone. Capitano, timoniere e mozzo della tua nave, pronta a solcare gli oceani in cerca di lettori. Sei fortunato, anzi arci-fortunato. Autopubblicarti non sarebbe stato possibile ai tempi di Calvino, Pavese & Co, nemmeno spendendo una fortuna. Grazie a Internet i canali di distribuzione, da sempre il collo di bottiglia di qualunque attività che comporti la vendita, sono aperti a chiunque e non costano nulla. Le piattaforme per la distribuzione di libri online sono molte e affidabili, le royalty elevate, il controllo totale. Per la promozione puoi avvalerti di strumenti diffusi e gratuiti, come i social network. Cosa aspetti a spiegare le vele? [Articolo precedentemente apparso su I...