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Portare i libri autopubblicati nelle biblioteche

In vista del convegno La biblioteca connessa (13-14 marzo, Palazzo delle Stelline, Milano), ho incontrato Debora Mapelli, del Sistema bibliotecario vimercatese, per chiederle come stanno cambiando i servizi di acquisto e prestito nell’era digitale, specialmente in rapporto ai libri autopubblicati.   Il Sistema per cui lavori coordina l’attività di 27 biblioteche a cavallo tra le province di Milano e di Monza e Brianza, con un bacino di circa 180.000 abitanti. Un bel campione. Come vi state attrezzando per fornire ebook? Ci appoggiamo a MediaLibraryOnline (MLOL), un servizio gestito da Horizons Unlimited srl di Bologna e ormai diffuso su tutto il territorio nazionale. MLOL contratta i diritti per conto nostro e ci propone diverse tipologie di titoli suddivisi nei cataloghi Edigita (Giunti, Bompiani, Rizzoli e altri grandi e piccoli editori), Mondadori e Book Republic (gli unici con social DRM, distribuiscono editori piccoli e medi di qualità). Attualmente acquistiamo e mettiamo a disposizione degli utenti tramite la piattaforma MLOL quotidiani e periodici italiani e stranieri, musica classica e jazz in streaming, ebook nonché enciclopedie e banche dati gratuite. Ma MediaLibraryOnline offre anche audiolibri, corsi di lingue, film d’essai, enciclopedie e dizionari a pagamento e l’intero catalogo Sony in MP3.   Quanto vi costano i libri elettronici? Come funziona l’acquisto? Un ebook ci costa mediamente intorno ai 20 euro, suddivisi in 10-12 euro per il titolo e 8 euro per un pacchetto di 10 download. Esauriti i download possiamo acquistarne altri oppure tenerci la copia del titolo, che però può essere prestata solo su un dispositivo di lettura a un singolo utente per volta (in linea teorica, perché nessuna delle biblioteche aderenti lo fa). Esistono anche esperienze diverse, come quella della biblioteca di Cologno Monzese che presta direttamente i reader contenenti tutta la serie degli ebook a disposizione. È partita tra le prime e ha preso accordi direttamente con gli editori.   Avete molte richieste di prestito? Nel 2013, su 38.762 utenti attivi (che hanno chiesto almeno un libro), 2.189 hanno usufruito del servizio MLOL, consultandolo ben 33.696 volte. Di questi utenti, 584 hanno scaricato ebook, per un totale di 1.746 download. Gli ebook a disposizione sono 390, di cui 280 scaricati almeno una volta. Probabilmente lo scorso Natale molti hanno ricevuto e-reader e tablet in regalo perché le richieste sono sensibilmente aumentate. Forse grazie anche al prestito interbibliotecario digitale in fase di sperimentazione, che fa lievitare il numero degli ebook disponibili a 2.500-3.000 titoli. I nostri ebook sono destinati a crescere perché dopo tre richieste ad altri Sistemi scatta l’acquisto in automatico.   Come stanno cambiando le abitudini di lettura? Avete dati anche su quelle? Per i nostri utenti abbiamo tenuto corsi su cosa sono gli ebook, su come prenderli in prestito e leggerli, ma una volta che il libro è stato scaricato non sappiamo cosa succede. Molti utenti non capiscono come funzionino i DRM ma, una volta superato lo scoglio, sono contenti e non tornano più al cartaceo.   I libri autopubblicati hanno qualche chance, attualmente, di entrare nelle biblioteche, e come? Il self-publishing ci interessa e abbiamo fatto noi stessi una piccola esperienza in digitale. Ci rendiamo conto che l’autopubblicazione costituisce una risorsa ancora inesplorata, ma alcuni problemi di ordine burocratico al momento ci legano le mani impedendo l’acquisto di e-book autopubblicati. Per esempio, le biblioteche non hanno una carta di credito con cui comprare questi libri online. Poi c’è la questione delle licenze, che andrebbero contrattate individualmente. Abbiamo però acquistato o accettato doni di scrittori locali in cartaceo. Lo scorso anno la biblioteca di Concorezzo ha ospitato diversi autori autopubblicati per la presentazione dei loro libri e ci farebbe un enorme piacere conoscere nuovi scrittori.   Debora Mapelli è social media manager e assistente alla rete LAN del Sistema bibliotecario...

Il professore va alla fiera

Con con un gruppo di autori che si autopubblicano e autopromuovono e di professionisti del settore, parteciperò come editor e traduttrice a Più libri, più liberi, la fiera della piccola e media editoria (Roma, Palazzo dei Congressi, dal 5 all’8 dicembre, stand A24). Tra i partecipanti al progetto c’è Susanna Cafaro, professoressa di Diritto dell’Unione europea all’Università di Lecce, che racconta perché ci sarà, anticipando i temi del suo intervento alla conferenza “Gli autori indipendenti, il self-publishing e le nuove frontiere dell’editoria” che si terrà allo stand A24 sabato 7 dicembre alle ore 16.   Dal 5 all’8 dicembre si terrà a Roma la fiera della piccola e media editoria. Quest’anno ho deciso di andarci. Non in veste di autrice pubblicata a vario titolo dalla gran parte delle case editrici giuridiche italiane, ma come autrice indipendente e autoprodotta, quello che ho fatto — per intenderci — con il mio ultimo e-book. E ci andrò con un nutrito (e parecchio assortito) gruppo di autori indipendenti, in uno spazio “nostro”. Sarò lì — unica rappresentante del mondo accademico nel gruppo — per sollevare una serie di problemi che incontra l’Università italiana nel far pubblicare i propri lavori. Per far pubblicare i libri accademici, sinora, l’Università di regola ha pagato, cioè ha coperto i costi di stampa presso le case editrici, per i libri pubblicati nelle collane di dipartimento o di ateneo. Il discorso non si applica — beninteso — per i manuali universitari. Un sistema molto comodo. Le case editrici vanno sul sicuro: lasciano ai dipartimenti la responsabilità di scegliere i volumi da pubblicare, quindi non si assumono responsabilità per la qualità. In secondo luogo, non si accollano il rischio di impresa. La pubblicazione non può quindi  per definizione essere in perdita, come sarebbe se così non fosse, visto che i volumi accademici in italiano vendono poco (prima soprattutto alle biblioteche universitarie ora neanche a quelle, causa problemi di bilancio). È comodo anche per le Università, visto che selezionare a monte quali pubblicazioni finanziare ha un impatto considerevole sulle carriere, soprattutto su quelle dei giovani studiosi. Non voglio essere troppo critica al riguardo, le scelte, spesso, sono fatte per il meglio: la cooptazione dei migliori allievi passa anche di qua. Evidente conseguenza di un sistema così congegnato, va da sé, è lo scarso interesse per la distribuzione e il marketing. Magari qualche volume in più si potrebbe anche vendere. Oggi, però, questo meccanismo si sta incrinando per una ragione di immediata evidenza: i dipartimenti non hanno più fondi da destinare alle pubblicazioni e scaricano questi costi sui diretti interessati. Costringere un docente a investire due mensilità dello stipendio nella pubblicazione di un libro (al quale ha magari già dedicato anni di sacrifici) è chiedere troppo. Tanto più se vi è a monte un “ricatto” concorsuale al quale non si può sfuggire. Pensiamo in chiave costruttiva. Perché oggi un libro deve essere di carta, quando l’ISBN può essere attribuito anche a un e-book? I requisiti che garantiscono la qualità di un volume scientifico sono un comitato scientifico di alto profilo e un meccanismo di peer review e  possono applicarsi al prodotto editoriale quale che sia la forma in cui è pubblicato. Non dimentichiamo poi che la distribuzione del libro in formato digitale costa molto meno (o addirittura nulla) e può essere mondiale. Ecco perché sarò in fiera: per discutere e far discutere, non “contro” le case editrici — di cui conosco e apprezzo la professionalità —  ma perché si comincino a pensare formule nuove che vadano nell’interesse di tutti. Perché, per esempio, non offrono a noi autori la doppia possibilità di pubblicazione? O la sola pubblicazione digitale in catalogo online in assenza di fondi? Perché non si accordano con case editrici straniere per favorire la distribuzione in lingua originale o in traduzione? La discussione è aperta, se volete partecipare ci vediamo in fiera. O anche no, perché penso che di questi temi si continuerà a parlare anche dopo, e per un bel pezzo. Susanna Cafaro è, dal 1 gennaio 2008, professore associato di Diritto dell’Unione europea, già dal 2005 professore associato di Diritto internazionale. È inoltre professeur invité presso la Faculté de Droit dell’Università di Strasburgo....