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Canali e vendite del self-publishing: i risultati

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I risultati del nostro piccolo sondaggio sulle vendite e sui retailer confermano il sentire comune: Amazon è una potenza anche per chi si autopubblica. Impossibile sapere se lo è diventata in quanto canale scelto dai più o se invece è il retailer preferito perché dà i risultati migliori. Questione che sia nato prima l’uovo o la gallina.

Il sondaggio è durato due settimane, dal 20 marzo al 4 aprile 2014, e ha ottenuto risposta da 85 self-publisher, coinvolti tramite post sui social network. Il primo dato interessante è che circa un terzo dei partecipanti non ha completato il questionario: una parte ha dato forfait dopo la prima domanda, altri si sono arenati davanti alla richiesta dei dati di vendita per canale. Qualcuno mi ha spiegato di non aspettarsi di dovere fornire cifre precise e di non averle a disposizione in quel momento. Una motivazione sensata e un appunto per un eventuale prossimo sondaggio. Ma iniziamo con la mappa dei partecipanti.

 

Soprattutto narrativa di genere

La narrativa domina il campo di azione di questi scrittori, staccando di varie lunghezze saggistica e poesia.

Raggruppando i generi per affinità, si scopre che oltre la metà di chi ha fornito questa indicazione scrive fantasy, gialli o romanzi di fantascienza. Potete passare il mouse sui grafici per vederne i valori.

 

Veterani dell’autopubblicazione

Sorprende che due rispondenti su tre abbiano più pubblicazioni all’attivo. Quasi il 50% ne ha tre o più, segno che l’autopubblicazione italiana sta entrando nella fase matura. Non si tratta più di sperimentare una novità, ma di trovare formule per fare funzionare il sistema basandosi su un’esperienza in via di consolidamento. Condividerla è il primo passo per costruire buone prassi comuni.

 

La carta piace ancora

Altra sorpresa è stato scoprire che le pubblicazioni self si dividono quasi equamente tra ebook e libri a stampa. Dovendo scommettere avrei puntato su una prevalenza netta del digitale. Invece, grazie ai servizi di Print on Demand online, che come vedremo hanno i loro estimatori, la carta è un’opzione a zero investimento che consente di completare l’offerta e continua a piacere anche agli scrittori.

 

Amazon mon amour

Veniamo al cuore dell’inchiesta. Quando si tratta di scegliere il canale attraverso cui distribuire le proprie opere, i self-publisher non hanno dubbi. Amazon è nettamente in testa alla lista dei retailer, utilizzata da ben 57 rispondenti su 69. Seguono Narcissus, Youcanprint e il catalogo Premium di Smashwords, scelti rispettivamente da 16, 16 e 11 autori.

La domanda era aperta e ha consentito di segnalare altri retailer in aggiunta a quelli indicati nella risposta a scelta multipla. Tra questi spicca Google Play, che sta forse diventando una soluzione appetibile.

 

Quanto vendono i self-publisher?

La domanda da un milione di dollari ha una risposta nel grafico seguente. Le vendite dichiarate risultano suddivise in tre sezioni più o meno equivalenti:

I dati di vendita visualizzati con un grafico a imbuto:

 

La resa per retailer

Ed eccoci a un altro obiettivo del sondaggio: scoprire quali canali funzionano meglio per la distribuzione dei libri autopubblicati. Il 69% dei partecipanti si affida a più retailer nel cui mix, salvo un’eccezione, compare sempre Amazon. Nel 13% dei casi, però, le vendite provengono da uno solo dei siti: Amazon nella maggior parte dei casi, ma anche Kobo e Lulu.

Il restante 31% dei rispondenti usa un unico canale: nel 67% dei casi Amazon seguito da Youcanprint, Narcissus, Ilmiolibro e Lulu.

Questa la distribuzione dettagliata delle vendite per retailer:

Pur tenendo conto della scarsa rappresentatività del nostro campione, osservando i grafici relativi ai quattro retailer più gettonati salta all’occhio una forte disparità nelle vendite ottenute.

 

Classifica, questa sconosciuta

È curioso come la percezione dell’influsso esercitato dalle classifiche sulle vendite sia equamente distribuita tra “credenti”, “atei” e le due fasce intermedie.

Raggruppando le risposte positive e negative tra loro, si ottiene una quasi parità. Il dato interessante è che la classifica è percepita come molto o moltissimo influente da chi vende di più e poco o per nulla importante da chi vende di meno. La discriminante tra i due gruppi sembra essere la quota di 750 copie.

Spero che questa piccola inchiesta sia di aiuto per orientarsi nella distribuzione online. Nulla vieta di ripeterla a distanza di tempo per valutare l’evoluzione di questo aspetto del self-publishing. Oppure di realizzare altri mini-sondaggi sul settore. A voi commenti e suggerimenti.

3 Comments

  1. Giovanna

    23 giugno, 2015

    Post a Reply

    Ciao Serena
    manca forse un grafico al paragrado “La resa per retailer”?
    Queste è l’impressione. 🙂

    Grazie!

    Giovanna

    • Serena Zonca

      23 giugno, 2015

      Post a Reply

      Bella lì, sono spariti tutti i grafici.
      Grazie Giovanna per la segnalazione. Vedo di ritrovarli nei meandri dei Google Tools e di farli riapparire.

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