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Il libro del futuro sarà codice

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Ragionando sulla forma futura del libro e su esperimenti come il progetto transmediale di HaperCollins e Niantic, ho sondato il parere di Fabrizio Venerandi, co-fondatore di Quintadicopertina, una piccola casa editrice con già diverse sperimentazioni in catalogo: storie a bivi, adventure game testuali, antologie à la carte, abbonamenti all’autore.

 

SZ: Ho visto gli esperimenti che fai con gli ebook e ne sono affascinata. Vorrei chiederti di immaginare quali potrebbero essere gli sviluppi futuri del libro, perché credo che l’ebook sia solo il grado zero dell’editoria digitale.

FV: Io tenderei ad allontanare il termine libro da quello che avverrà nell’editoria digitale. Penso che lo sviluppo di prodotti editoriali manterrà certamente una forma ebook come ulteriore “uscita” del prodotto libro, non fosse altro che per motivi pragmaticamente economici, ma a questo modello si affiancheranno piattaforme di lettura, di condivisione, di interrogazione di contenuti che avranno più somiglianze con la rete che con l’oggetto libro. Il libro del futuro sarà codice, e il suo contenuto saranno dati (già oggi, sotto alcuni aspetti, è così per gli ebook).

 

Un libro smembrato e riassemblato a piacere, come i vostri jukebooks? Oppure un prodotto in continua evoluzione, come le wiki, soggetto alle aggiunte e correzioni del lettore? Come si pone l’editore di fronte a questa disintermediazione o, meglio, a questa nuova mediazione di internet+informatica, che sembra collegare contenuto e lettore bypassando l’editore?

Credo sia necessario un misto di entusiasmo e scetticismo. È giusto seguire e partecipare (e creare in alcuni casi) i presupposti di modalità di lettura e scrittura alternative a quelle della forma libro, ma bisogna anche avere chiari i limiti, i numeri e i possibili sviluppi dei diversi motori per dare a ognuno le risorse possibili. Nel digitale è apparentemente facile fare tutto, ma l’esperienza mi dice che questo vale sia per la partenza sia per la chiusura di un progetto. A livello artistico e letterario invece, penso che l’editore possa spostare il suo ruolo da quello di selezionatore di contenuti a quello di programmatore e progettatore di ambienti che gestiscono i materiali di lettori e scrittori. Avendo però ben chiaro che si stratta di due materiali diversi. Più che il modello di wiki condivise e aperte a tutti, trovo paradossalmente più moderno e stimolante quello dei MUD, specie se non solo orientati al gioco. Lì da sempre esistono scrittori che creano sovra-ambienti, lettori che popolano questi ambienti e altri lettori che ci vivono. Tutti e tre i gradi producono letteratura, ma lavorando su layer differenti.

 

State lavorando a qualcosa nello specifico?

Abbiamo alcuni progetti in cantiere per il 2014, ma un semplice esempio già attivo è Il segreto dell’ultimo di Stefania Fabri. Si tratta di un ebook a bivi per ragazzi al termine del quale è possibile accedere, partendo dall’ebook stesso, a un portale on-line dove i lettori possono continuare le storie incontrate lungo la strada. È un progetto che stiamo sperimentando in alcune classi scolastiche e che proporremo nel corso dell’anno a docenti e biblioteche.

 

Come deve cambiare il ruolo dello scrittore per adattarsi ai nuovi scenari che si aprono?

Dal punto di vista della scrittura, gli autori possono ideare storie svincolate dal paradigma del libro. Ovviamente se hanno qualcosa da dire e da raccontare fuori dal libro: non deve essere una proposizione pretestuosa o artefatta, ma funzionale. È finito il tempo delle sperimentazioni, da questo punto di vista almeno. Il secondo punto è quello del rapporto con i lettori: scrittori e lettori digitali condividono un luogo comune che è la rete. Spesso si scambiano anche di posto. Questa presenza non è solo incidentale, ma può modificare la modalità di progettazione della propria narrazione e il rapporto “storia-lettore”. Non ultime, la commercializzazione e la promozione del testo vedono l’autore in una posizione molto più diretta rispetto all’editoria tradizionale. Per un autore digitale sapere usare con franchezza i social network è molto più utile che una presentazione in libreria.



Fabrizio Venerandi è scrittore, co-fondatore nel 2010 della casa editrice digitale Quintadicopertina e docente di editoria multimediale al master Professione Editoria dell’Università Cattolica di Milano.

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  2. Il mezzo è il messaggio | Autopubblicarsi - […] ancora di futuro del libro. Stimolata dall’intervista a Fabrizio Venerandi, editore, ho deciso di cambiare prospettiva e di affrontare…

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