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Il professore va alla fiera

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Con con un gruppo di autori che si autopubblicano e autopromuovono e di professionisti del settore, parteciperò come editor e traduttrice a Più libri, più liberi, la fiera della piccola e media editoria (Roma, Palazzo dei Congressi, dal 5 all’8 dicembre, stand A24). Tra i partecipanti al progetto c’è Susanna Cafaro, professoressa di Diritto dell’Unione europea all’Università di Lecce, che racconta perché ci sarà, anticipando i temi del suo intervento alla conferenza “Gli autori indipendenti, il self-publishing e le nuove frontiere dell’editoria” che si terrà allo stand A24 sabato 7 dicembre alle ore 16.

 

Dal 5 all’8 dicembre si terrà a Roma la fiera della piccola e media editoria. Quest’anno ho deciso di andarci. Non in veste di autrice pubblicata a vario titolo dalla gran parte delle case editrici giuridiche italiane, ma come autrice indipendente e autoprodotta, quello che ho fatto — per intenderci — con il mio ultimo e-book.

E ci andrò con un nutrito (e parecchio assortito) gruppo di autori indipendenti, in uno spazio “nostro”.

Sarò lì — unica rappresentante del mondo accademico nel gruppo — per sollevare una serie di problemi che incontra l’Università italiana nel far pubblicare i propri lavori.

Per far pubblicare i libri accademici, sinora, l’Università di regola ha pagato, cioè ha coperto i costi di stampa presso le case editrici, per i libri pubblicati nelle collane di dipartimento o di ateneo. Il discorso non si applica — beninteso — per i manuali universitari.

Un sistema molto comodo. Le case editrici vanno sul sicuro: lasciano ai dipartimenti la responsabilità di scegliere i volumi da pubblicare, quindi non si assumono responsabilità per la qualità. In secondo luogo, non si accollano il rischio di impresa. La pubblicazione non può quindi  per definizione essere in perdita, come sarebbe se così non fosse, visto che i volumi accademici in italiano vendono poco (prima soprattutto alle biblioteche universitarie ora neanche a quelle, causa problemi di bilancio). È comodo anche per le Università, visto che selezionare a monte quali pubblicazioni finanziare ha un impatto considerevole sulle carriere, soprattutto su quelle dei giovani studiosi. Non voglio essere troppo critica al riguardo, le scelte, spesso, sono fatte per il meglio: la cooptazione dei migliori allievi passa anche di qua.

Evidente conseguenza di un sistema così congegnato, va da sé, è lo scarso interesse per la distribuzione e il marketing. Magari qualche volume in più si potrebbe anche vendere.

Oggi, però, questo meccanismo si sta incrinando per una ragione di immediata evidenza: i dipartimenti non hanno più fondi da destinare alle pubblicazioni e scaricano questi costi sui diretti interessati. Costringere un docente a investire due mensilità dello stipendio nella pubblicazione di un libro (al quale ha magari già dedicato anni di sacrifici) è chiedere troppo. Tanto più se vi è a monte un “ricatto” concorsuale al quale non si può sfuggire.

Pensiamo in chiave costruttiva. Perché oggi un libro deve essere di carta, quando l’ISBN può essere attribuito anche a un e-book? I requisiti che garantiscono la qualità di un volume scientifico sono un comitato scientifico di alto profilo e un meccanismo di peer review e  possono applicarsi al prodotto editoriale quale che sia la forma in cui è pubblicato. Non dimentichiamo poi che la distribuzione del libro in formato digitale costa molto meno (o addirittura nulla) e può essere mondiale.

Ecco perché sarò in fiera: per discutere e far discutere, non “contro” le case editrici — di cui conosco e apprezzo la professionalità —  ma perché si comincino a pensare formule nuove che vadano nell’interesse di tutti. Perché, per esempio, non offrono a noi autori la doppia possibilità di pubblicazione? O la sola pubblicazione digitale in catalogo online in assenza di fondi? Perché non si accordano con case editrici straniere per favorire la distribuzione in lingua originale o in traduzione?

La discussione è aperta, se volete partecipare ci vediamo in fiera. O anche no, perché penso che di questi temi si continuerà a parlare anche dopo, e per un bel pezzo.

Susanna Cafaro è, dal 1 gennaio 2008, professore associato di Diritto dell’Unione europea, già dal 2005 professore associato di Diritto internazionale. È inoltre professeur invité presso la Faculté de Droit dell’Università di Strasburgo.
 

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